Nico D'ascola | ARTICOLO CRONACHE DEL GARANTISTA – COS’E’ IL GARANTISMO
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ARTICOLO CRONACHE DEL GARANTISTA – COS’E’ IL GARANTISMO

08 gen ARTICOLO CRONACHE DEL GARANTISTA – COS’E’ IL GARANTISMO

Di Nico D’ Ascola

Del garantismo si dice che è necessario per bilanciare lo strapotere della macchina investigativa dello Stato sul cittadino. L’affermazione è esatta, ma pecca di incompletezza. Spiega, infatti, a cosa serva il garantismo ma tace quanto alla sua essenza. In altri termini non consente di comprendere cos’è il garantismo. Per di più non lo pone in relazione alla situazione politica e in particolare alla forma di Stato con la quale si raffronta. Quanto alla prima questione, talune sintetiche considerazioni potranno servire a chiarire a cosa alludiamo quando parliamo di garantismo. Questa riflessione può essere agevolata da una considerazione pratica. Il garantismo non esiste, esistono invece norme e comportamenti che ne sono dimostrativi. In altre parole esistono solo le prove di garantismo. Ciò che Merleau-Ponty diceva con riferimento al socialismo.
Garantismo è, innanzitutto, riduzione del diritto penale, riservandolo soltanto alla tutela di beni giuridici davvero rilevanti. Analogamente è garantista la limitazione dell’area della pena detentiva, vera e propria extrema ratio alla quale fare ricorso quando ogni altro rimedio punitivo risulti davvero insufficiente. Garantismo significa porre la persona umana al centro del dramma costituito dal processo penale, da cui consegue anche la inevitabile temporaneità del rapporto punitivo. Garantismo non significa impunità o strumentalizzazione fine a se stessa delle risorse difensive. I decreti di amnistia e di indulto non risolvono i problemi del carico eccessivo dei processi penali, né quelli connessi a una popolazione penitenziaria quantitativamente ingestibile. Sono necessari soltanto in concomitanza di riforme strutturali del sistema penale, allorquando la riduzione del numero dei processi pendenti diviene condizione necessaria per assicurarne il successo. Garantismo vuol dire vietare che il processo penale da strumento di accertamento della responsabilità si trasformi in strumento di controllo sociale, ovvero possa essere spettacolarizzato e trasferito dalle aule giudiziarie in ambiti destinati alla formazione delle opinioni e alla comunicazione. Garantismo è riduzione drastica della custodia cautelare, diritto al contradditorio, ragionevole durata dei processi, parità tra le parti, terzietà del giudice rispetto all’imputato e al pubblico ministero, reale tutela del diritto di difesa, presenza di una magistratura davvero libera, autonoma e indipendente, non condizionabile. Ma il vero garantismo è tale se è per tutti, se i diritti sono assicurati con la stessa intensità indipendentemente dalle condizioni economiche, sociali e culturali dell’imputato e dal suo orientamento politico e religioso. Sul versante, poi, del rapporto tra garantismo e forma di Stato registriamo il fatto che gli Stati autoritari lo rifiutano. Asseritamente perché non ne avrebbero bisogno. Qui l’autoritarismo – e quindi la tutela esclusiva degli interessi di chi detiene il potere – si associa alla effimera convinzione di possedere l’infallibilità. In altre parole, alla unilaterale certezza di potere distinguere in solitudine, ossia senza l’intromissione di alcuna attività difensiva, il vero dal falso. Ma il garantismo reclama anche uno Stato forte e autorevole. Non certo autoritario. Consapevole della propria inequivocabile investitura popolare, in grado di esimere la classe politica dalla ricerca di un facile consenso attraverso iniziative che potrebbero spingerla nella direzione di un eccessivo garantismo di tipo permissivo, ovvero nella direzione opposta, di un ottuso rigorismo, tipicamente autoritario. Solo uno Stato forte, emancipato da condizionamenti, può assicurare che il garantismo non si colori di privilegio e favoritismo, quindi di discriminazione tra individui. Solo l’autorevolezza di uno Stato forte attribuisce al garantismo i tratti davvero persuasivi di un serio patto sociale con i cittadini. Il significato, denso di implicazioni politiche e di reciprocità, della limitazione di un potere statuale che, avendo le carte in regola, è quindi tenuto a riconoscere il valore insostituibile della libertà dei propri cittadini. In altri termini, non sembri un paradosso, il garantismo può essere meglio assicurato in una società dove è garantita la sicurezza dei cittadini. Ciò significa che la piena applicazione del garantismo implica un contesto di sicurezza e coesione sociale adeguato. L’instabilità, l’insicurezza, sono sinonimi di inefficienza dello Stato ed è ovvio che se lo Stato è inefficiente non potrà risultare garantista. Né può trascurarsi il fatto che una forte domanda di sicurezza determina una diffusa sottovalutazione delle istanze garantiste, a tutto vantaggio delle opposte esigenze della difesa sociale. Così intesa, la sicurezza è libertà e quindi presupposto del garantismo.