Nico D'ascola | Con il disegno di legge del reato di tortura sono stati introdotti nel codice penale gli articoli 613-bis e 613-ter
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Con il disegno di legge del reato di tortura sono stati introdotti nel codice penale gli articoli 613-bis e 613-ter

25 giu Con il disegno di legge del reato di tortura sono stati introdotti nel codice penale gli articoli 613-bis e 613-ter

DIRE) Roma, 17 giu. – “Con il disegno di legge del reato di tortura sono stati introdotti nel codice penale gli articoli 613-bis e 613-ter, che disciplinano rispettivamente il delitto di tortura e la condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio che istiga altri alla commissione del fatto”. Cosi’ Nico D’Ascola, intervenuto stamani al programma Rai “La Radio ne parla”, sul ddl che ha introdotto il reato di tortura nel codice penale. “Innanzitutto, si e’ inteso introdurre un reato comune, come testimonia espressamente la possibilita’ che a commetterlo sia chiunque, senza che il soggetto attivo debba ricoprire una specifica qualifica. Un profilo di una qualche delicatezza concerne il requisito, ai fini dell’integrazione del reato, che sia no compiuti piu’ atti di violenza o di minaccia, ovvero plurimi trattamenti disumani o degradanti la dignita’ umana, oppure omissioni”. Tale scelta, ha proseguito D’Ascola, “in favore della pluralita’ di azioni materiali nasce dall’evidente necessita’ di evitare doppie incriminazioni, giacche’ ciascuno degli atti compiuti dal soggetto agente implica o puo’ implicare la consumazione di un autonomo reato, quale, ad esempio, il delitto di lesioni personali. Si e’ convenuto sulla necessita’ di prevedere non solo che la lesione del bene giuridico tutelato debba compiersi con piu’ atti, ma anche che ad essi seguano acute sofferenze fisiche o psichiche ai danni di una persona privata della liberta’ personale o affidata alla custodia, autorita’, potesta’, cura o assistenza del reo”. “La norma- ha evidenziato il senatore- ha introdotto una specifica causa di esclusione del respingimento, dell’espulsione o dell’estradizione di un individuo verso uno Stato nel quale costui rischi di essere sottoposto a tortura. Si e’ inteso introdurre un criterio al fine di valutare i fondati motivi necessari per ritenere che la persona rischi di essere sottoposta a tortura. Si e’ disposto l’obbligo di tener conto dell’esistenza, nello Stato verso cui si realizzano l’espulsione, il respingimento o l’estradizione, di violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani. Si e’ escluso che possa essere riconosciuta l’immunita’ diplomatica ai cittadini stranieri sottoposti a procedimento penale o condannati per il reato di tortura in altro Paese o da un tribunale internazionale”.