Nico D'ascola | Il presidente D’Ascola è intervenuto in Aula al Senato nel corso della discussione del doumento. IV-quater, n. 4, sull’insindacabilità del sen. Albertini.
1500
single,single-post,postid-1500,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,,wpb-js-composer js-comp-ver-4.1.2,vc_responsive

Il presidente D’Ascola è intervenuto in Aula al Senato nel corso della discussione del doumento. IV-quater, n. 4, sull’insindacabilità del sen. Albertini.

10 gen Il presidente D’Ascola è intervenuto in Aula al Senato nel corso della discussione del doumento. IV-quater, n. 4, sull’insindacabilità del sen. Albertini.

Signora Presidente, tralascio di intervenire sui presupposti dell’insindacabilità perché la relazione costituisce un documento fin troppo sufficiente al fine di dimostrare che le dichiarazioni del senatore Albertini siano state rese sotto l’ombrello della copertura costituito dall’articolo 68 della nostra Costituzione.
 
Intervengo piuttosto sul problema della competenza perché lo stimo oggetto di fraintendimenti e soprattutto perché costituisce l’aspetto preliminare della vicenda. È chiaro che noi possiamo interessarci della sindacabilità o meno una volta che si sia stabilito che il Parlamento italiano è competente a valutare le dichiarazioni del senatore Albertini.
 
Orbene, il fraintendimento riguarda proprio l’aspetto della competenza perché omette di valutare non soltanto l’articolo 1 del Regolamento del Parlamento europeo ma anche l’articolo 9 del protocollo numero 34 delle guarentigie e delle immunità il cui testo, al contrario di ciò che ho sentito più volte dire in contesti che sono sempre stati obiettati anche nel corso dei lavori della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, nelle sue doppie lettere a) e b) è assolutamente chiaro nell’affermare un principio che ci si ostina a non comprendere. Il principio è il seguente e la lettura del testo darà conferma della bontà delle mie modeste convinzioni che d’altronde sono perfettamente corrispondenti a quello che ben due sentenze della Corte di cassazione, dedicate espressamente all’argomento, hanno in maniera assolutamente concorde affermato. L’articolo 9 contiene una sorta di clausola dell’equivalenza. Si dice sostanzialmente alla lettera a) che il parlamentare europeo per i fatti commessi nel territorio dello Stato di appartenenza soggiace alle guarentigie e ai criteri di tutela che sono stabiliti dal suo ordinamento interno di appartenenza. La norma è chiarissima nella sua formulazione letterale. Alla lettera b), il testo stabilisce un principio diverso secondo il quale il parlamentare europeo è, al contrario, assoggettato a diversa disciplina tutte le volte in cui il fatto sia stato commesso all’interno dei territori di Stati membri diversi, ovviamente, dallo Stato di appartenenza originaria del parlamentare.
 
Allora, noi non possiamo sfuggire a questa distribuzione della competenza che si regge su una regola storica per ogni tipo di procedimento, quella cioè costituita dal luogo di commissione del reato o, per meglio dire, di ciò che si suppone costituisca reato. Tale regola determina la perfetta disciplina di rinvio, per come dice la Corte di cassazione, un rinvio perfettamente ricettizio della disciplina nazionale di guarentigia ai fatti commessi in territorio italiano dal parlamentare europeo, sicché noi abbiamo una situazione assolutamente chiara: il parlamentare italiano che abbia commesso in territorio italiano un fatto che si stima si debba valutare alla stregua del primo comma dell’articolo 68, soggiace a questa disciplina. Pertanto, e lo dico con assoluta certezza morale, è perfettamente irrilevante citare l’articolo 68 nella sua articolazione, ossia laddove si parla di esercizio delle funzioni.