Nico D'ascola | IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO NICO D’ASCOLA E’ INTERVENUTO IN AULA DOPO LA RELAZIONE DEL MINISTRO ORLANDO SULL’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA
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IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO NICO D’ASCOLA E’ INTERVENUTO IN AULA DOPO LA RELAZIONE DEL MINISTRO ORLANDO SULL’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA

18 gen IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO NICO D’ASCOLA E’ INTERVENUTO IN AULA DOPO LA RELAZIONE DEL MINISTRO ORLANDO SULL’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA

IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERVENTO DEL PRESIDENTE:

Signor Presidente, anch’io apprezzo molto e condivido l’intervento del signor Ministro della giustizia sia per la scelta dei temi, sia per il modo in cui ogni singolo tema è stato trattato. Apprezzo, per entrare nel dettaglio, un’analisi che raramente si sente pronunciare all’interno delle aule parlamentari, quella cioè volta ad evidenziare che l’eccesso dei processi non è altro che l’eccesso di una quantità di diritto penale davvero ingestibile che li alimenta.
Sul punto il signor Ministro ha usato una terminologia inequivocabile, della quale gli sono ovviamente grato e credo che tutti dovremmo essergli grati per l’indicazione che dà all’attività legislativa. L’idea di un diritto penale simbolico, che dovrebbe dare – per usare una terminologia molto diffusa – risposte ai problemi sociali è l’idea che ci ha portato a questa condizione drammatica di ingestibilità di una giustizia penale che si regge su numeri non corrispondenti alla ragionevolezza di un sistema penale che dovrebbe, ovviamente, giovarsi di soluzioni deflattive, ma dovrebbe, soprattutto, ancora e di più, a monte, giovarsi di una alternatività al sistema punitivo del diritto penale. Alludo alla creazione di quel diritto amministrativo punitivo, che era già all’interno di una storica ma non attuata legge, la n. 689 del 1981.
È comunque importante che si cominci a comprendere e che si affermi che il diritto penale non crea sicurezza. Il diritto penale interviene allorquando i reati – o, per meglio dire, gli eventi – si sono verificati. È quindi un diritto punitivo, il quale ovviamente svolge una funzione di consolidamento della sicurezza, che però può essere perseguita soltanto se il sistema della prevenzione diventa davvero efficace. L’equivalenza non è tra reato e sicurezza, ma tra sistema efficace di prevenzione e sicurezza per i cittadini.
Andando avanti e seguendo in ordine sparso alcuni temi della sua relazione, signor Ministro, apprezzo i riferimenti alla necessità di un arsenale sanzionatorio che sia finalmente reso adeguato e corrispondente alle esigenze dei tempi. Uno degli aspetti più negativi, sul quale il Parlamento è intervenuto, ma in maniera limitata e ancora non soddisfacente, è un’emergenza carceraria ricorrente, dovuta ad un diritto penale che si regge sulla pena prevalentemente detentiva, salvo alcune eccezioni ma – ripeto – ancora del tutto insignificanti. Il nostro sistema punitivo di diritto penale dovrebbe, al contrario, arricchirsi di sanzioni detentive non carcerarie e di sanzioni punitive penalistiche ma non detentive.
Abbiamo addirittura già un progetto di codice penale che contiene al suo interno un arsenale sanzionatorio davvero diversificato, quello nato dalla Commissione Nordio e successivamente dalla Commissione Pisapia, che su questo punto si sono molto spese; ma le iniziative volte a risolvere i nodi strutturali del nostro sistema penale, poi, quasi sempre finiscono per essere accantonate e messe da parte, come se non servissero. Analogamente condivido il riferimento all’importanza, devo dire, anche dogmatica (per quanto di dogmatica si possa parlare), della tenuità del fatto, che riconosce, a livello di legislazione ordinaria, un principio costituzionale fondamentale, quello dell’offensività. E risolve anche un paradosso, quello di una Corte costituzionale che lo aveva teorizzato da tempo e di un diritto penale sostanziale che, al contrario, finiva per negarlo e lo aveva relegato soltanto al diritto dei minori, come se tra diritto penale dei minori e diritto penale senza ogni altra qualificazione, si possa immaginare una seria differenziazione.
Apprezzo e condivido anche i riferimenti che sono stati fatti a un importante disegno di legge che giace in attesa dell’esame da parte Aula, il n. 2067. Mi permetto di rivendicare – ma sul punto constato che c’è piena coincidenza di idee – che quella prescrizione, della quale tanto inopportunamente si è parlato, è vista da quest’Assemblea come un sistema equilibrato di stampo liberale che assicura la ragionevole durata dei processi.
Questo è un tema sul quale si è molto dibattuto lo Stato con molto compiacimento, che si riconosca all’istituto della prescrizione tale funzione costituzionalizzata, perché la ragionevole durata dei processi non è una categoria dello spirito, ma una norma costituzionale attuativa ed in realizzazione di diritti fondamentali dei cittadini.
Per altro, l’Atto Senato 2067, cui faccio riferimenti episodici, annovera al suo interno una riforma dell’ordinamento penitenziario che porrebbe l’Italia al vertice tra i Paesi moderni che si pongono il problema della punizione certamente, ma di una punizione umana conforme a quei principi costituzionali che impediscono che l’esecuzione del trattamento sanzionatorio di diritto penale possa consistere in trattamenti contrari al senso di umanità.
Concludo, perché troppo si dovrebbe dire nel limitato intervallo temporale che ci è inevitabilmente – e, mi si consenta di dire, anche giustamente – attribuito e, se si dovesse trattare tutto quanto il signor Ministro ha ritenuto di inserire nella sua relazione e tutto quanto fa parte della conoscenza che abbiamo di un mondo della giustizia estremamente complesso ed emergenziale e se si pensasse di essere tutti quanti d’accordo sulle soluzioni e sulle indicazioni dei problemi, si falsificherebbe la realtà. Stiamo trattando diversi, importantissimi testi: la riforma del processo civile, per esempio, è uno di quelli sui quali si sta attualmente discutendo all’interno della Commissione giustizia.
Devo dire, come mera informazione, ma anche come spunto per un’eventuale riflessione e dibattito, che su temi nevralgici, come il tribunale dei minori, il tribunale della famiglia e il connesso problema del diritto di famiglia, si registrano criticità evidenziate soprattutto nel corso delle tante audizioni alle quali i senatori hanno pensato di dover ricorrere e che, ad onor del vero, hanno arricchito il dibattito sul punto veramente complesso di una delega che abbraccia l’intero codice di procedura civile.
Indicazione questa che mi permetto di dare perché, da quanto emerge dal dibattito parlamentare e, soprattutto, dalle audizioni, si possa trarre spunto per riflessioni che certamente contribuiranno alla rapida approvazione del disegno di legge.