Nico D'ascola | Il presidente della Commissione Giustizia del Senato Nico D’Ascola è intervenuto stamani in Aula sul codice antimafia. Di seguito il testo integrale.
1835
single,single-post,postid-1835,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,,wpb-js-composer js-comp-ver-4.1.2,vc_responsive

Il presidente della Commissione Giustizia del Senato Nico D’Ascola è intervenuto stamani in Aula sul codice antimafia. Di seguito il testo integrale.

05 lug Il presidente della Commissione Giustizia del Senato Nico D’Ascola è intervenuto stamani in Aula sul codice antimafia. Di seguito il testo integrale.

Signor Presidente, tutti i problemi che sorgono sul codice antimafia sono legati a un unico aspetto – il testo non è controverso per la restante parte – e cioè l’introduzione di taluni delitti contro la pubblica amministrazione nel novero di quel titolo di reati che consente l’applicazione delle misure di prevenzione. Dobbiamo fare una premessa, perché non è pensabile che la verità sia divenuta un fatto del tutto irrilevante. Il Senato per primo – e unicamente – ha posto il problema in questa direzione; tant’è che noi abbiamo scritto un testo alternativo, interno alla Commissione, nel quale certamente i delitti contro la pubblica amministrazione non compaiono tra i delitti che possono attivarne l’applicazione. Devo dire che conta poco qui dire chi questa soluzione l’abbia indicata, ma comunque l’hanno proposta i relatori. È una soluzione che impediva quella generalizzata applicazione dei reati contro la pubblica amministrazione quanto alle misure di prevenzione. Quindi, il Senato ha trovato una soluzione, essendo stato l’unico ramo del Parlamento che il problema se lo è posto. Noto, con dati oggettivi di fatto e con date, che il testo viene introdotto alla Camera dei deputati nel novembre 2013, vi rimane sino al 2015 e che, all’interno di questi lavori della Camera dei deputati, si verifica la introduzione delle disposizioni cosiddette incriminate. Devo rilevare che nessuno ha sollevato il problema. Ciò avviene in uno contesto di assoluto silenzio, di acquiescenza, di arrendevolezza, in certo senso, al problema. Il Senato pone il problema. Lo risolve in una maniera che io posso pensare, astrattamente, possa a taluno anche non piacere. È un problema di natura giuridica, che la Camera dei deputati potrà eventualmente risolvere. Ma è paradossale che il problema esploda all’interno del Senato, unico ramo del Parlamento che sottolinea la difficoltà di una scelta legislativa di quel genere, e lo fa all’interno del proprio dibattito. Basterebbe, una volta tanto, per amore della verità, andare a leggere i verbali del Senato, dai quali risulta, in maniera chiara, che il Senato quella soluzione non la apprezzava. Intanto, per una ragione che va detta: perché le misure di prevenzione, signori senatori, sono applicabili a qualsivoglia delitto, purché reiterato. Quindi, il problema era un problema già esistente, interno alle soluzioni che si diedero con il pacchetto sicurezza del 2008-2009. Certo, nel passare da un sistema di reiterazione a un sistema in virtù del quale bastava un unico reato per determinare l’applicazione delle misure di prevenzione al Senato, quando nessuno aveva posto il problema, quando – anzi – la stampa spingeva in questa direzione, affermando, con articoli che turbano i lavori parlamentari, che quelle perplessità significavano voler sottrarre i corrotti alle misure di prevenzione, è inevitabile che guasti di questo genere si determinino. Comunque, io devo dare una risposta alle richieste. È pensabile che un testo legislativo, non soltanto approvato in Commissione, perché questo proverebbe niente, ma approvato in Assemblea sino all’ultimo dei suoi articoli, possa ritornare in Commissione? È chiaro che la Commissione si sottometterà a qualsiasi decisione dell’Assemblea. Noi riteniamo, però, impossibile un rientro in Commissione per un testo approvato dall’Assemblea. Qui rimane soltanto, per ragioni puramente formali, di ordine dei lavori e di organizzazione dei lavori, l’approvazione di un ultimo articolo. Se la Camera dei deputati, che questo problema, a torto o a ragione, ha determinato attraverso l’introduzione di una disposizione che il Senato, e soprattutto la Commissione giustizia, non ha apprezzato sin dal primo momento, la Camera dei deputati questa correzione potrà farla e, conseguentemente, sarà poi il Senato valutarne la condivisibilità. Ma in questa fase è del tutto impensabile che il testo rientri in Commissione. Lo dico con molto rispetto: nessuno pensi che questo aggettivo sia eccessivo, perché se eccessivo può essere sembrato me ne scuso, ovviamente. Certamente non si capisce in virtù di cosa possa un testo votato dall’Assemblea ritornare in Commissione giustizia, la quale non si capisce quale attività su di un testo votato dall’Assemblea potrebbe svolgere.