Nico D'ascola | Il presidente della Commissione Giustizia del Senato Nico D’Ascola è intervenuto sulla situazione in Spagna
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Il presidente della Commissione Giustizia del Senato Nico D’Ascola è intervenuto sulla situazione in Spagna

02 ott Il presidente della Commissione Giustizia del Senato Nico D’Ascola è intervenuto sulla situazione in Spagna

Il presidente Nico D’Ascola sulla situazione in Spagna : “ Quello che è successo in Spagna dimostra il rischio che una nazione corre tutte le volte in cui agli interessi collettivi si sostituiscono quelli di parte. Soprattutto allorquando populismi di diversa estrazione e diversamente personificati prevalgono sul buon senso. Una cosa è certa, tutti i protagonisti di questa drammatica vicenda hanno dimostrato la loro grave incapacità politica. Ha sbagliato il governo ad usare la forza il risultato dell’uso della quale è stato quello di fare dei catalani delle vittime trasformando in un gravissimo evento politico una consultazione elettorale che altrimenti non avrebbe avuto alcuna eco. Ne si può trascurare la grottesca enormità della violenza finalizzata ad impedire l’esercizio di un voto che, ancorchè costituzionalmente illegittimo, in democrazia non può mai meritare risposte così estreme. Ha sbagliato il governo catalano nell’insistere sul versante di una sfida tanto velleitaria quanto grave, che già si presenta ricca di drammatici sviluppi. In particolare meraviglia la mancanza di ogni memoria storica in una nazione che ha già conosciuto una drammatica guerra civile della quale gli incidenti di ieri hanno rispolverato il ricordo, facendo riemergere i lineamenti di tendenze irrazionali e totalitarie che l’ Europa ha già conosciuto pagando per questo un prezzo enorme. In conclusione potremmo dire che la politica non è fatta per i dilettanti e gli avventurieri i quali in netta contrapposizione alla coesione nazionale perseguono la disgregazione sociale. Vi è un punto che intenzionalmente non tratto e che potrebbe però costituire oggetto di riflessione con risvolti non trascurabili nemmeno per quanto riguarda l’Italia. Il problema che pongo è quello dei limiti e del come taluna classe politica possa ricercare il consenso elettorale. Più precisamente occorrerebbe riflettere se i rappresentanti della politica e coloro i quali li sostengono e quindi di conseguenza la stessa società possano proporre liberamente le più disparate, divisive, conflittuali opzioni politiche, ovvero se in questo particolare terreno esistano dei limiti che in un certo senso costituiscono la precondizione dell’esercizio dell’attività politica, sottordinandola a interessi più generali rispetto a quelli più specifici di taluni. L’augurio che tutti quanti dobbiamo farci è che i settant’anni di pace successivi alla seconda guerra mondiale – che forse non tutti apprezzano – possano ancora proseguire”.