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Il presidente Nico D’Ascola sul DL Sud e gli interventi relativi alla città di Reggio Calabria

09 ott Il presidente Nico D’Ascola sul DL Sud e gli interventi relativi alla città di Reggio Calabria

 

Carissimi amici ho ritenuto utile pubblicare una sintesi del Dl Sud, il quale a sua volta contiene specifiche disposizioni a favore della nostra città di Reggio Calabria, affinchè le opportunità che vi sono previste siano divulgate tra tutti i cittadini e particolarmente tra i giovani in cerca di lavoro o comunque intenzionati a migliorare le loro condizioni economiche.

Non ho potuto rendere più estrema la sintesi degli argomenti trattati poichè la complessità del testo legislativo non poteva essere ridotta in termini troppo angusti. Ritengo che la legge vada studiata anche a prescindere dalla consultazione della sintesi da me elaborata che certamente ne agevola la comprensione. Infatti, le leggi vanno conosciute direttamente, ossia leggendone il testo.

Auguri di buona lettura a coloro i quali intenderanno impegnarsi. Mi piace però sottolineare che il testo è buono e introduce importanti novità ed opportunità per l’intero mezzogiorno la crescita del quale intende con ogni mezzo favorire. Nico

 

Il contenuto del provvedimento di interesse della Regione Calabria

L’articolo 1 introduce forme di incentivazione per i giovani del Mezzogiorno, per promuovere la costituzione di nuove imprese nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. La misura, denominata “Resto al Sud“, è rivolta ai giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, residenti, al momento della presentazione della domanda, nelle regioni citate, ovvero che ivi trasferiscano la residenza entro sessanta giorni dalla comunicazione dell’esito positivo dell’istruttoria, e che mantengano nelle stesse regioni la residenza per tutta la durata del finanziamento. Nel corso dell’esame presso il Senato è stato previsto che il termine di trasferimento, in caso di residenza all’estero, decorra entro centoventi giorni dalla comunicazione dell’esito positivo dell’istruttoria e sono altresì stati introdotti i requisiti, per i beneficiari, di non aver fruito di incentivi pubblici nazionali rivolti all’autoimprenditorialità nel triennio antecedente la domanda di finanziamento, del divieto di essere stati titolari di attività di impresa in esercizio alla data di entrata in vigore del decreto legge, nonché, infine del non essere titolari di un contratto di lavoro a tempo indeterminato presso un altro soggetto (sia al momento dell’accettazione del finanziamento che per tutta la durata del rimborso dello stesso).

Il finanziamento consiste per il 35 per cento in erogazioni a fondo perduto e per il 65 per cento in un prestito a tasso zero da rimborsare complessivamente in otto anni, di cui i primi due di preammortamento. All’onere recato dalla misura si provvede mediante le risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (programmazione 2014-2020) per un ammontare complessivo fino a 1.250 milioni, da ripartire in importi annuali.

Inoltre, al fine favorire il ricambio generazionale e lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile in agricoltura nelle regioni del Mezzogiorno con l’articolo 2 si estende la suddetta misura “Resto al Sud” alle imprese agricole, mediante una specifica destinazione di complessivi 50 milioni nel quadriennio 2017-2020 nell’ambito delle risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. In termini sostanzialmente analoghi a quelli previsti dall’articolo 1, la misura si articola in un contributo a fondo perduto fino al 35 per cento della spesa ammissibile, nonché in mutui agevolati a tasso zero di importo non superiore al sessanta per cento della spesa ammissibile. L’articolo interviene altresì sui consorzi agrari, disponendo che le attività di competenza degli stessi possano essere svolte anche mediante la partecipazione a società di capitali in cui i consorzi dispongano della maggioranza dei voti, e prevedendo, come anche ulteriormente precisato al Senato, che le attività esercitate dalle predette società, a favore dei soci dei consorzi agrari che ne detengono la partecipazione, sono svolte nel rispetto degli scopi e delle finalità mutualistiche dei consorzi. Sempre nel settore agricolo, con l’articolo 2-bis il Ministero delle politiche agricole viene dotato di un fondo per la ricerca, con assegnazione di 200 mila euro, al fine di promuovere interventi volti al contrasto alla diffusione dei fenomeni infestanti (quali il coleottero xylosandrus compactus) che colpiscono i carrubi della regione siciliana, nonché per la tutela da altre tipologie infestanti del settore olivicolo-oleario e del settore vitivinicolo.

L’articolo 3 reca un intervento volto a promuovere la costituzione di nuove imprese nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), dettando disposizioni volte a consentire ai comuni di tali regioni di dare in concessione o in affitto, ai soggetti in età compresa tra i 18 e i 40 anni, terreni e aree in stato di abbandono. A tal fine comuni dovranno pubblicare sul proprio sito istituzionale l’elenco dei beni – vale a dire terreni agricoli abbandonati da almeno 10 anni, terreni oggetto di rimboschimenti poi non più curati, aree edificate ad uso artigianale, commerciale, industriale e turistico-ricettivo in stato di abbandono da almeno 15 anni ovvero, come precisato al Senato, sulle quali non risultino più operative aziende o società da almeno 15 anni – che possono essere affidati in concessione, per un periodo non superiore a nove anni. Il beneficiario deve corrispondere al comune un canone d’uso che, in caso di proprietà dei privati, è versato al proprietario, e potrà vantare un diritto di prelazione sul bene qualora il proprietario medesimo intenda vendere il bene, entro i cinque anni successivi alla scadenza della concessione. Nel corso dell’esame al Senato sono state introdotte ulteriori disposizioni volte ad includere nelle agevolazioni per talune attività agricole nelle regioni colpite dai recenti eventi sismici anche i danni derivanti dalla prolungata siccità in corso.

L’articolo 3-ter prevede una modifica dei limiti di durata degli interventi di integrazione salariale straordinaria relativi alle imprese operanti in un’area di crisi industriale complessa. Per tali imprese le norme vigenti consentono, entro un prefissato limite di spesa, che possa essere concesso un ulteriore intervento di integrazione salariale straordinaria, fino al limite di 12 mesi. Con l’articolo in esame si dispone che il limite di 12 mesi si applichi distintamente per ciascun anno di riferimento

Gli articoli 4 e 5 concernono le zone economiche speciali (ZES), il cui scopo, com’è noto, è quello di creare condizioni economiche, finanziarie e amministrative che consentano lo sviluppo delle imprese già operanti e l’insediamento di nuove imprese. A tal fine vengono disciplinate le procedure e le condizioni per l’istituzione – affidata ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri – in alcune aree del Paese di zone economiche speciali, che vengono definite come aree geograficamente delimitate e chiaramente identificate, situata entro i confini dello Stato, costituite anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale, e comprendenti almeno un’area di sistema portuale. Quanto alla gestione dell’area ZES si prevede che essa sia affidata ad un Comitato di indirizzo composto dal Presidente dell’Autorità portuale, che lo presiede, da un rappresentante della regione – o, come precisato presso il Senato, delle regioni, nel caso di ZES interregionale – ed da un rappresentante rispettivamente della Presidenza del Consiglio e del Ministero delle infrastrutture. Ognuna delle regioni meno sviluppate e in transizione può presentare una proposta di istituzione di ZES nel proprio territorio, o al massimo due proposte, ricorrendo alcuni presupposti (articolo 4). Si prevedono poi procedure semplificate e regimi procedimentali speciali, che per le imprese già operanti ovvero per le nuove che si insediano nelle ZES riducono i termini procedimentali e semplificano gli adempimenti rispetto alla normativa vigente. A tali agevolazioni si aggiungono poi benefici fiscali, rivolti in particolare alle imprese che effettuano investimenti all’interno delle ZES: queste potranno utilizzare il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi nel Mezzogiorno- acquisiti entro il 31 dicembre 2020 – nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro. Inoltre l’agevolazione per tali zone è estesa fino al 31 dicembre 2020. Le agevolazioni sono revocate se le imprese non mantengono la loro attività nella ZES per almeno sette anni (termine elevato nel corso dell’esame al Senato rispetto ai cinque anni originari) dopo il completamento dell’investimento (articolo 5).

L’articolo 6 reca disposizioni volte ad incentivare l’utilizzo di alcuni strumenti previsti nell’ambito delle politiche di coesione, costituiti in particolare dai Patti per lo sviluppo. L’articolo semplifica ed accelera le procedure adottate per la realizzazione degli interventi previsti nell’ambito dei Patti per lo sviluppo, con riguardo in particolare al rimborso delle spese in favore dell’amministrazione titolare dell’iniziativa di investimento, nonché allo snellimento dei procedimenti di decisione sugli interventi contenuti nei Patti stessi, prevedendo tra l’altro il ricorso alla Conferenza di servizi simultanea, cui partecipa un unico rappresentante per ciascun livello di governo.

L’articolo 6-bis reca una norma volta ad incentivare le regioni alla cessione di spazi finanziari da destinare alla spesa per investimenti da parte degli enti locali nell’ambito del territorio di riferimento. A tal fine prevede che per le regioni che rendono disponibili spazi finanziari per gli enti locali del proprio territorio nell’ambito delle intese territoriali sopradette, per gli anni 2017-2019, è autorizzato lo svincolo di destinazione delle somme alle stesse spettanti dallo Stato – purché non esistano obbligazioni sottostanti già contratte ovvero non siano somme relative ai livelli essenziali delle prestazioni – nel limite del doppio degli spazi finanziari resi disponibili.

Con l’articolo 6-ter si dettano disposizioni volte a facilitare il completamento delle infrastrutture intervenendo sulla disciplina dell’armonizzazione contabile degli enti locali contenuta nel D.Lgs. n. 118 del 2011, intervenendo sul principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria, con riguardo in particolare alle modalità di utilizzo dei ribassi d’asta per il finanziamento delle infrastrutture.

Con l’articolo 7 di dettano disposizioni volte a valorizzare i Contratti istituzionali di sviluppo (CIS), con la finalità di promuovere, favorendo l’utilizzo dei CIS, la realizzazione di interventi di particolare complessità finanziati a valere sulle risorse nazionali ed europee: a tal fine la norma affida al Presidente del Consiglio ovvero al Ministro per la coesione territoriale l’individuazione degli interventi per i quali deve procedersi alla sottoscrizione dei Contratti medesimi, su richiesta delle amministrazioni interessate.

Al fine di contrastare la povertà educativa minorile e la dispersione scolastical’articolo 11 consente di attivare, in aree di esclusione sociale da individuare con appositi provvedimenti, interventi rivolti a reti di scuole, in convenzione con enti locali, soggetti del terzo settore, CONI e di altri enti sportivi operanti nel territorio interessato, interventi educativi biennali in favore dei minori, finalizzati al contrasto del rischio di fallimento formativo nonché per la prevenzione delle situazioni di fragilità nei confronti della capacità attrattiva della criminalità.

Con l’articolo 11-quater si autorizza una spesa di complessivi 330 milioni di euro per il periodo dal 2017 al 2025 per interventi in materia di edilizia giudiziaria nelle strutture ubicata nelle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

L’articolo 12 ridefinisce a livello legislativo, a decorrere dal 2018, la disciplina per il calcolo del costo standard per studente universitario – sulla cui base è annualmente ripartita una percentuale del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) delle università statali – facendo comunque salve le assegnazioni già disposte, nell’ambito del riparto del FFO, per gli anni 2014, 2015 e 2016, e prevedendo una disciplina specifica per l’anno 2017. L’intervento fa anche seguito alla sentenza della Corte costituzionale n 104/2017 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle disposizioni dettate dal D.Lgs. 49/2012 nella materia in questione. Oltre a stabilire la disciplina operante per il 2017 l’articolo delinea inoltre quella applicabile dal 2018, individuando i criteri e le voci di costo sulla cui base andrà determinato il modello di costo standard per studente: criteri che attengono ai costi del personale docente, dei docenti a contratto, del personale tecnico-amministrativo, nonché ai costi di funzionamento e gestione delle strutture didattiche, di ricerca e di servizio. Si stabilisce altresì che il decreto ministeriale con il quale si provvede alla rideterminazione del modello di calcolo del costo standard per studente – che ha validità triennale – dovrà determinare anche la percentuale del FFO, al netto degli interventi con vincolo di destinazione, da ripartire tra gli atenei in base al criterio del costo standard medesimo.

L’articolo 14 proroga dal 30 giugno 2018 al 31 luglio 2018 il termine temporale per l’effettuazione degli investimenti ammessi al beneficio fiscale cosiddetto del super ammortamento, che, si rammenta, ha introdotto un beneficio per gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi ad alto contenuto tecnologico, riconoscendo per tali investimenti una maggiorazione del costo di acquisizione del 150%. Nel corso dell’esame presso il Senato il suddetto termine è stato prorogato di ulteriori due mesi (al 30 settembre 2018), adeguando conseguentemente le risorse da porre a copertura del maggior onere che ne deriva.

L’articolo 15 conferisce agli enti locali delle regioni del Sud, in via sperimentale e per la durata di tre anni, la facoltà di ottenere supporto tecnico e amministrativo da parte delle prefetture.

Con l’articolo 15-septies si interviene sulla disciplina relativa alle misure per il risanamento e lo sviluppo dell’area urbana di Reggio Calabria, con riferimento al programma di interventi ed all’istituzione un apposito fondo previsti dal decreto-legge n.166 del 1989: in proposito l’articolo pone in capo ai soggetti competenti alla realizzazione degli interventi previsti nel programma la gestione dei contenziosi connessi a tali interventi e ogni onere derivante dagli stessi a valere sulle risorse del fondo istituito dal decreto-legge n. 166/1989 suddetto. Vedi altro documento.

L’articolo 16 reca un duplice ordine di previsioni volte al contrasto della marginalità sociale ed a favorire l’integrazione, costituite rispettivamente da: misure (adottate da appositi Commissari straordinari) volte ad arginare degrado e marginalità sociali in alcune aree del Mezzogiorno, connotate da una elevata concentrazione di migranti, nonché da misure premiali per i Comuni impegnati nell’accoglienza e nell’integrazione. Le aree in esame vengono individuate in quelle di Manfredonia (Foggia), San Ferdinando (Reggio Calabria) e Castel Volturno (Caserta). A tale scopo si incrementa di 150 milioni annui per il 2018 il Fondo istituito per l’attivazione, locazione, gestione dei centri di trattenimento e di accoglienza per stranieri. La norma dispone infine una soglia massima di erogazione pari a 700 euro per ogni richiedente accolto nei centri del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati o a 500 euro per ogni migrante presente in altre strutture, ferma restando la disponibilità del Fondo.

Con l’articolo16-quater si dispone che le risorse già previste a legislazione vigente ma che, a seguito dell’attività di project review svolta sulla Salerno-Reggio Calabria, risultano non più necessarie per gli originari progetti di completamento della tratta, possono essere destinate dall’ANAS al miglioramento della rete stradale calabrese connessa con l’itinerario della tratta medesima.

 
D.L. 8 maggio 1989, n. 166 1)

Interventi urgenti per il risanamento e lo sviluppo della città di Reggio Calabria (2) (3).

(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 8 maggio 1989, n. 105.

(2) Convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, L. 5 luglio 1989, n. 246.

(3) Vedi, anche, la L. 3 agosto 1998, n. 295.

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di adottare immediati provvedimenti volti al risanamento ed allo sviluppo della città di Reggio Calabria;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 5 maggio 1989;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro per i problemi delle aree urbane, di concerto con i Ministri delle finanze, del tesoro, della difesa e per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno;

Emana il seguente decreto:

1. 1. Il risanamento e lo sviluppo dell’area urbana di Reggio Calabria sono di preminente interesse nazionale ed i relativi interventi sono di pubblica utilità, urgenti ed indifferibili.

2. Per il perseguimento delle finalità di cui al comma 1 è costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per i problemi delle aree urbane, un fondo di lire 600 miliardi.

3. Alla ripartizione del fondo ed alla determinazione dello stanziamento dell’importo relativo a ciascun intervento da realizzare provvede un apposito Comitato costituito dal Presidente del Consiglio dei Ministri, o, per sua delega, dal Ministro per i problemi delle aree urbane, dal Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno, dal presidente della regione Calabria, dal presidente della provincia di Reggio Calabria e dal sindaco della città di Reggio Calabria.

2. 1. Per l’immediata realizzazione degli interventi diretti al risanamento del patrimonio edilizio comunale, al completamento ed alla riqualificazione delle reti idriche e fognarie, alla valorizzazione del patrimonio storico, archeologico e monumentale, all’ammodernamento ed alla realizzazione di impianti sportivi, nonché di aree attrezzate a verde pubblico e per il tempo libero, il sindaco della città di Reggio Calabria è autorizzato ad eseguire le opere necessarie, anche per lotti funzionali, nel limite complessivo di spesa di lire duecentocinquanta miliardi da prelevare dal fondo di cui all’articolo 1, con la procedura di cui al presente articolo.

2. Entro otto mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il sindaco della città di Reggio Calabria trasmette al Ministro per i problemi delle aree urbane la deliberazione del consiglio comunale contenente l’elenco degli interventi da realizzare, corredato del progetto di massima di ciascuno di essi e con l’indicazione dell’importo della spesa, nonché del tempo di esecuzione (4).

3. Il Ministro per i problemi delle aree urbane, entro quindici giorni dalla data di ricezione dell’elenco di cui al comma 2, chiede la convocazione del Comitato di cui all’articolo 1 per la definizione dello stanziamento relativo a ciascun intervento.

4. Ove il sindaco della città di Reggio Calabria non abbia dato concreto inizio ai lavori entro novanta giorni dalla data di effettiva disponibilità delle somme attribuite dal Comitato, il Presidente del Consiglio dei Ministri o, per sua delega, il Ministro per i problemi delle aree urbane, interviene in via sostitutiva avvalendosi, ove necessario, di organi e uffici della pubblica amministrazione, ovvero delle strutture del soggetto sostituito, con acquisizione di tutti gli atti già predisposti e con spese a valere sul finanziamento accordato per l’intervento (5).

5. L’area dell’ospedale psichiatrico della città di Reggio Calabria è destinata, per la parte a tal fine occorrente, alla realizzazione della scuola allievi carabinieri. La cessione dell’area è effettuata nell’ambito di apposita convenzione tra i Ministri delle finanze, della difesa ed il comune di Reggio Calabria (6).

(4) Comma così modificato dalla legge di conversione 5 luglio 1989, n. 246.

(5) Comma così modificato dalla legge di conversione 5 luglio 1989, n. 246.

(6) Comma così modificato dalla legge di conversione 5 luglio 1989, n. 246.

3. 1. Per gli ulteriori interventi previsti dall’articolo 1, da realizzare ad integrazione di quelli di cui all’articolo 2, il Presidente del Consiglio dei Ministri o, per sua delega, il Ministro per i problemi delle aree urbane, convoca le amministrazioni, le aziende e gli enti pubblici, nonché le società concessionarie di pubblici servizi ed ogni altro soggetto competente al fine di individuare gli interventi stessi e le opere da finanziare nei limiti delle disponibilità del presente decreto, nonché tutte le altre per le quali sono già disponibili stanziamenti, ivi compresi quelli previsti dalla legge 1° marzo 1986, n. 64. Sulla base della precedente istruttoria, il Presidente del Consiglio dei Ministri o, per sua delega, il Ministro per i problemi delle aree urbane, d’intesa con il presidente della Regione Calabria ed i sindaci dei comuni interessati, propone al Comitato di cui all’articolo 1 il programma di risanamento e di sviluppo dell’area urbana di Reggio Calabria. Il programma contiene l’elenco degli interventi da realizzare ed indica la ripartizione delle disponibilità finanziarie, le ulteriori disponibilità di finanziamento accertate, nonché i tempi di realizzazione degli interventi, ivi compresi quelli eventualmente in corso. Il Comitato provvede a determinare lo stanziamento relativo a ciascun intervento di cui all’articolo 1 entro trenta giorni dalla data di ricezione del programma (7).

2. I soggetti competenti alla realizzazione degli interventi inclusi nel programma di cui al comma 1 sono tenuti ad adottare gli atti necessari alla loro realizzazione nei tempi indicati nel programma medesimo. Essi, inoltre, provvedono, nell’ambito delle proprie attribuzioni, all’affidamento, per lotti funzionali, degli interventi stessi in appalto, ovvero in concessione unitaria di progettazione e costruzione. Devono in ogni caso essere rispettate le disposizioni della legge 13 settembre 1982, n. 646, e successive integrazioni e modificazioni, nonché quelle relative ai vincoli previsti dalla legislazione in materia paesaggistica, ambientale e storico-monumentale e dalla legislazione antisismica (8).

3. L’aggiudicazione dell’appalto o della concessione avviene secondo il criterio di cui all’articolo 24, primo comma, lettera a), della legge 8 agosto 1977, n. 584, e ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 11 marzo 1988, n. 67. In nessun caso l’aggiudicazione può essere disposta a favore dell’impresa che sia già aggiudicataria di due appalti o concessioni relativi ad interventi compresi tra quelli disciplinati dal presente decreto.

4. È vietata la cessione dei lavori, ai sensi dell’articolo 334 della legge 20 marzo 1865, numero 2248, allegato F. Per le opere a totale carico dello Stato, l’eventuale ribasso di appalto ottenuto comporta analoga riduzione del finanziamento ed automatica riduzione dell’importo di concessione.

4-bis. La stazione appaltante, prima di autorizzare il subappalto, deve accertare che l’impresa subappaltatrice sia iscritta all’Albo nazionale dei costruttori per importi e categorie adeguati ai lavori da realizzare in subappalto e sia in regola con le disposizioni di cui alla legge 13 settembre 1982, n. 646, e successive modificazioni ed integrazioni. In presenza di affidamento di lavori in subappalto l’impresa aggiudicataria deve praticare gli stessi prezzi unitari pattuiti nel capitolato di appalto con un ribasso non superiore al 10 per cento. Il subappalto è vietato per i lavori affidati in concessione. Il subappalto è consentito per lavori specializzati e non deve superare il 20 per cento dell’importo aggiudicato (9).

4-ter. Agli interventi realizzati ai sensi del presente decreto si applicano le disposizioni contenute nell’articolo 1, commi quarto e quinto, della legge 3 gennaio 1978, n. 1 (10).

(7) Comma così modificato dalla legge di conversione 5 luglio 1989, n. 246.

(8) Comma così modificato dalla legge di conversione 5 luglio 1989, n. 246.

(9) Comma aggiunto dalla legge di conversione 5 luglio 1989, n. 246.

(10) Comma aggiunto dalla legge di conversione 5 luglio 1989, n. 246.

4. 1. Le amministrazioni, le aziende, gli enti e gli altri soggetti competenti alla realizzazione degli interventi previsti dall’articolo 1 deliberano il progetto delle opere, lo schema di contratto e l’eventuale capitolato speciale d’appalto e li comunicano alle amministrazioni dello Stato, alla regione ed agli enti locali comunque tenuti ad adottare atti d’intesa, autorizzazioni, approvazioni, concessioni e nulla osta previsti dalle leggi statali e regionali.

2. Il Ministro per i problemi delle aree urbane, su richiesta del soggetto tenuto alla realizzazione dell’intervento o dell’opera, convoca un’apposita conferenza cui partecipano i responsabili degli uffici statali e regionali competenti, nonché i rappresentanti delle aziende e degli enti locali interessati. La conferenza acquisisce e valuta tutti gli elementi relativi alla compatibilità del progetto con le esigenze ambientali, territoriali, paesaggistiche e culturali ed entro quindici giorni dalla convocazione si esprime su di esso. Le riunioni della conferenza sono valide quando è presente la metà più uno dei soggetti tenuti a parteciparvi.

3. L’approvazione del progetto sostituisce ad ogni effetto, per ciascun soggetto partecipante alla conferenza, gli atti d’intesa, le concessioni, le autorizzazioni, le approvazioni, i nulla osta, i pareri e le valutazioni previsti dalle leggi statali e regionali, eccezione fatta per quelli concernenti la materia paesaggistica, ambientale, storico-monumentale ed antisismica. Essa comporta, per quanto occorre, variante anche integrativa degli strumenti urbanistici, nonché dei piani regolatori aeroportuali, senza necessità di ulteriori approvazioni (11).

4. In caso di mancata approvazione da parte di uno o più soggetti tenuti a partecipare alla conferenza, su motivata richiesta del soggetto competente alla realizzazione dell’intervento o dell’opera, si provvede con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per i problemi delle aree urbane, nel rispetto delle norme a tutela delle zone sismiche dei valori ambientali, paesaggistici, culturali e storico-monumentali, nonché della legge 13 settembre 1982, n. 646, e successive modificazioni ed integrazioni. Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri produce gli stessi effetti previsti dal comma 3 (12).

(11) Comma così modificato dalla legge di conversione 5 luglio 1989, n. 246.

(12) Comma così modificato dalla legge di conversione 5 luglio 1989, n. 246.

5. 1. Per la redazione dei progetti di massima ed esecutivi e per gli ulteriori servizi a supporto delle amministrazioni in fase di affidamento e realizzazione degli interventi di cui al presente decreto, possono essere stipulate, anche a trattativa privata, convenzioni con imprese di servizi e/o professionisti singoli o associati. Dette convenzioni devono, fra l’altro, prevedere le penali nel caso di mancata consegna dei progetti entro il termine stabilito, nonché nel caso di dimostrata inadeguatezza dei progetti stessi nel corso della esecuzione.

2. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o, per sua delega, il Ministro per i problemi delle aree urbane, vigila sull’attuazione del programma di cui al presente decreto e, nei casi in cui i soggetti competenti non provvedano nei termini prefissati, invita il soggetto inadempiente alla tempestiva esecuzione, assegnando al riguardo un congruo termine ed, in caso di persistenza nell’inadempimento interviene in via sostitutiva, direttamente o a mezzo di propri delegati, con i poteri di cui all’articolo 2, comma 4.

3. Le somme destinate alla realizzazione degli interventi di cui al presente decreto, ivi compresi quelli di cui al comma 1, nonché quelle in misura non superiore a lire 5 miliardi, necessarie alla copertura degli oneri di cui all’articolo 7, determinate in complessive lire 600 miliardi, ripartite in ragione di lire 170 miliardi nell’anno 1989, di lire 180 miliardi nel 1990 e di lire 250 miliardi nel 1991, affluiscono su una apposita contabilità speciale da istituire presso la tesoreria provinciale dello Stato in Roma, avente autonomia contabile ed amministrativa ai sensi dell’articolo 9 della legge 25 novembre 1971, n. 1041, ed intestata «Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministro per i problemi delle aree urbane: particolari e straordinarie esigenze della città di Reggio Calabria». Gli ordinativi di pagamento sono emessi a firma del Ministro per i problemi delle aree urbane o dei suoi delegati e, nei limiti delle disponibilità di cui all’articolo 2, comma 1, dal sindaco del comune di Reggio Calabria (13).

(13) Comma così corretto con avviso pubblicato nella Gazz. Uff. 13 maggio 1989, n. 110. Vedi, anche, l’art. 3, L. 23 dicembre 1993, n. 559.

6. 1. All’onere derivante dall’attuazione degli interventi di cui al presente decreto, fatta esclusione per le misure contenute nell’articolo 8-bis, pari a lire 170 miliardi per il 1989, lire 180 miliardi per il 1990 e lire 250 miliardi per il 1991, si provvede:

a) quanto a lire 50 miliardi per il 1989, mediante riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 7210 dello stato di previsione del Ministero dei trasporti per l’anno 1989, all’uopo intendendosi ridotta di pari importo l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 13, comma 15, della legge 11 marzo 1988, n. 67;

b) quanto a lire 80 miliardi per il 1989, lire 30 miliardi per il 1990 e lire 120 miliardi per il 1991, mediante riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1989-1991, al capitolo 9001 dello Stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1989, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento «Interventi a favore della regione Calabria»;

c) quanto a lire 40 miliardi per il 1989, a lire 150 miliardi per il 1990 ed a lire 130 miliardi per il 1991 mediante riduzione dei fondi attribuiti alla regione Calabria per il finanziamento dei piani regionali di sviluppo ai sensi dell’articolo 2, settimo comma, della legge 1° dicembre 1983, n. 651. Gli interventi non attuati in conseguenza della predetta riduzione di fondi sono finanziati a valere sulle ulteriori somme da assegnare alla regione Calabria, ai sensi della richiamata norma, in base al programma triennale di sviluppo 1990-1992 (14).

(14) Comma così modificato dalla legge di conversione 5 luglio 1989, n. 246.

7. 1. Il Ministro per i problemi delle aree urbane, può avvalersi di organi e di uffici della pubblica amministrazione e di enti pubblici anche locali, e può stipulare apposite convenzioni con società di servizi, anche ai fini dell’attività di progettazione, supporto e consulenza delle amministrazioni locali.

2. Il Ministro per i problemi delle aree urbane si avvale di una commissione, nominata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per i problemi delle aree urbane e composta da sei membri scelti fra personale civile e militare dello Stato e delle altre amministrazioni pubbliche collocato in posizione di comando o fuori ruolo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per i problemi delle aree urbane per tutta la durata dell’incarico. Possono essere chiamati a far parte della commissione in qualità di esperti anche soggetti estranei alla pubblica amministrazione in numero non superiore a tre unità (15).

3. Al personale chiamato a far parte della commissione di cui al comma 2 sarà corrisposto un compenso da stabilirsi con decreto del Ministro per i problemi delle aree urbane, di concerto con il Ministro del tesoro.

(15) Vedi, anche, il D.P.R. 14 maggio 2007, n. 92.

8. 1. Per provvedere a particolari esigenze di riorganizzazione strutturale e funzionale degli uffici amministrativi e tecnici del comune di Reggio Calabria, complessivamente non più di cinque funzionari in attività di servizio con qualifica non inferiore a quella di dirigente superiore o equiparata, particolarmente esperti nei settori interessati, possono esservi comandati dai Ministri competenti su richiesta del comune. La durata del comando non può comunque essere superiore a tre anni.

2. Per l’espletamento dei propri compiti, il funzionario comandato si avvale degli uffici e del personale del comune.

3. Il funzionario comandato, qualora la sede di servizio di provenienza sia diversa da quella di destinazione, viene considerato in missione per tutta la durata del comando.

8-bis. 1. Al fine di promuovere la creazione di occupazione nella città di Reggio Calabria è autorizzata la spesa di lire 50 miliardi negli anni 1989 e 1990. Le somme non utilizzate nel 1989 e 1990 potranno esserlo nel 1990, 1991 e 1992 anche per progetti concernenti l’intero territorio della regione Calabria, ferma restando la priorità per quelli relativi alla città di Reggio Calabria (16).

2. Le disponibilità di cui al comma 1 sono utilizzate per piani e progetti di investimento e gestite dal Fondo per il rientro dalla disoccupazione, secondo le modalità ed i criteri indicati dall’articolo 6 del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160.

3. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo, pari a lire 25 miliardi per ciascuno degli anni 1989 e 1990, si provvede mediante riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1989-1991, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1989, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento «Fondo per il rientro dalla disoccupazione, in particolare nei territori del Mezzogiorno».

4. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio (17).

(16) Periodo aggiunto dall’art. 7, D.L. 29 marzo 1991, n. 108.

(17) Articolo aggiunto dalla legge di conversione 5 luglio 1989, n. 246.

 

9. 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.