Nico D'ascola | Il presidente Nico D’Ascola sulla riforma della legge fallimentare delegata al governo dalla Commissione Giustizia del Senato
1898
single,single-post,postid-1898,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,,wpb-js-composer js-comp-ver-4.1.2,vc_responsive

Il presidente Nico D’Ascola sulla riforma della legge fallimentare delegata al governo dalla Commissione Giustizia del Senato

05 ott Il presidente Nico D’Ascola sulla riforma della legge fallimentare delegata al governo dalla Commissione Giustizia del Senato

Cari amici, io ho sintetizzato alcuni degli aspetti più rilevanti della riforma della legge fallimentare delegata al governo dalla Commissione Giustizia nella seduta pomeridiana di ieri 4 ottobre. Come potrete verificare dalla lettura dei singoli punti nei quali ho sintetizzato un provvedimento molto complesso, la delega è chiaramente orientata nella direzione di conservare quanto più possibile le attività imprenditoriali e quindi i posti di lavoro. Vi è quindi una chiara connessione tra la riforma delle procedure concorsuali, il mantenimento dei posti di lavoro e la ripresa economica rispetto alla quale la maggioranza si è molto impegnata in questa legislatura con i risultati favorevoli sul PIL che sono stati diffusi e che sono ormai a conoscenza di tutti. Quelli che seguono, per come già dicevo, sono i punti della riforma fallimentare:
• nel generale quadro di favore e incentivazione degli strumenti di composizione stragiudiziale della crisi, viene introdotta una fase preventiva di “allerta”, finalizzata all’emersione precoce della crisi d’impresa e a una sua risoluzione assistita; lo strumento potrà essere attivato volontariamente dal debitore, allertato da creditori pubblici, e porterà – in caso di mancata collaborazione del debitore – a una dichiarazione pubblica di crisi;
• la facilitazione, nello stesso quadro, all’accesso ai piani attestati di risanamento e agli accordi di ristrutturazione dei debiti;
• la semplificazione delle regole processuali con la riduzione delle incertezze interpretative, anche di natura giurisprudenziale, che nuocciono alla celerità delle procedure concorsuali; in caso di sbocco giudiziario della crisi è prevista, in particolare, l’unicità della procedura destinata all’esame di tutte le situazioni di crisi e di insolvenza; dopo una prima fase comune, la procedura potrà, in relazione ai diversi casi, evolvere nella procedura conservativa o in quella liquidatoria;
• la revisione della disciplina dei privilegi – ritenuta ormai obsoleta – e la previsione di un sistema di garanzie mobiliari non possessorie (una forma di pegno, in cui il debitore non è spossessato del bene mobile che ne è oggetto);
• l’individuazione del tribunale competente in relazione alle dimensioni e tipologia delle procedure concorsuali; in particolare, le procedure di maggiori dimensioni sono assegnate al tribunale delle imprese (a livello di distretto di corte d’appello);
• l’eliminazione della procedura fallimentare e la sua sostituzione con quella di liquidazione giudiziale; tale strumento vede, in particolare, il curatore come dominus della procedura e, come possibile sbocco (in caso di afflusso di nuove risorse), anche un concordato di natura liquidatoria; dovrà essere data priorità alla trattazione delle proposte che assicurino la continuità aziendale, considerando la liquidazione giudiziale come extrema ratio;
• una rivisitazione, sulla base delle prassi verificate e delle criticità emerse, della normativa sul concordato preventivo (concordato in continuità di impresa e concordato di natura liquidatoria), lo strumento ritenuto più funzionale tra quelli concorsuali attualmente vigenti;
• la sostanziale eliminazione come procedura concorsuale della liquidazione coatta amministrativa, che residua unicamente come possibile sbocco dei procedimenti amministrativi volti all’accertamento e alla sanzione delle gravi irregolarità gestionali dell’impresa;
• la previsione di una esdebitazione di diritto (non dichiarata, quindi, dal giudice) per le insolvenze di minori dimensioni;
• le modifiche alla normativa sulle crisi da sovraindebitamento, sia per coordinarla con la riforma in essere che per tenere conto dell’esperienza successiva alla introduzione dell’istituto, previsto dalla legge n. 3 del 2012;
• la disciplina dei rapporti tra la procedura di liquidazione giudiziale e i procedimenti di sequestro o confisca disposti dalla magistratura penale;
• colmando una lacuna dell’attuale legge fallimentare, viene introdotta una specifica disciplina di crisi e insolvenza dei gruppi di imprese. Si intende in particolare consentire lo svolgimento di una procedura unitaria per la trattazione dell’insolvenza delle società del gruppo e, anche in caso di procedure distinte in diverse sedi giudiziarie, vi dovranno essere obblighi di reciproca informazione a carico degli organi procedenti;
• sono introdotte alcune modifiche al codice civile, tra cui alcune disposizioni sulla responsabilità degli amministratori di società e criteri di quantificazione del danno risarcibile in alcuni casi di azione di responsabilità nei loro confronti ed una maggiore tutela nei confronti degli acquirenti di immobili da costruire.