Nico D'ascola | INTERVENTO AL SENATO SUL DDL SULL’OMICIDIO STRADALE
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INTERVENTO AL SENATO SUL DDL SULL’OMICIDIO STRADALE

11 giu INTERVENTO AL SENATO SUL DDL SULL’OMICIDIO STRADALE

Signora Presidente, anticipo subito il voto favorevole del Gruppo Area Popolare, perché questo provvedimento – giova ricordarlo – si iscrive d’altronde in una tradizione propria del nostro codice, che tratta con estrema severità l’ubriachezza, e in particolare quella volontaria. E lo fa intanto con la preliminare affermazione secondo la quale l’ubriachezza non esclude né diminuisce la capacità di intendere e di volere, e poi con una disciplina molto dura, quella propria dell’ubriachezza volontaria, in virtù della quale disciplina l’elemento soggettivo mediante il quale viene ascritto il reato commesso in stato di ubriachezza e lo stesso elemento soggettivo con il quale taluno si sia ubriacato. Abbiamo, quindi, una disciplina che addirittura trasferisce l’elemento soggettivo del momento in cui si cagiona lo stato di ubriachezza alla commissione del reato commesso in stato di ubriachezza. Questa disciplina codicistica molto criticata, che ha suscitato tutta una serie di discussioni nel mondo dei penalisti, è tuttavia dimostrativa di una tradizionale durezza del trattamento legislativo nei confronti dell’ubriachezza.
Noi dobbiamo comprendere – in questo senso condivido quanto ha detto il senatore Barani, e poi tornerò sull’argomento – che certo la soluzione di problemi di questo genere è costituita dalla prevenzione, e io qui direi da un sistema di sicurezza dei cittadini che transiti effettivamente attraverso il controllo. E mi riferisco a quel controllo sociale che, con una scelta politica, anzi con una serie di scelte politiche dissennate, ad un certo punto, in nome di un malinteso senso della libertà, si è inteso eliminare. E oggi in un certo senso bisognerebbe tornare all’antico.
Quindi, intendo la prevenzione attraverso un sistema capillare di sicurezza che significa controllo: senza controllo non si può fare sicurezza e non si può nemmeno attuare la prevenzione.
Ora, è facile criticare gli eccessi sanzionatori dicendo che non risolvono il problema della prevenzione e, in un certo senso, vi è una quota di vero in questa affermazione, ma non si dice tutto il vero. Concordo con coloro i quali intervengono in questa direzione nel riconoscere che, sul reato colposo, la prevenzione gioca un ruolo estremamente limitato. Questo dobbiamo comprenderlo, perché il meccanismo del reato colposo si caratterizza non per una disobbedienza volontaria, ma per una disobbedienza appunto determinata da imprudenza, imperizia e negligenza e, quindi, da meccanismi che scontano la difficoltà di relazionarsi con il precetto penale. Chi agisce in colpa non si relaziona in maniera consapevole con il precetto penale. Quindi, il reato colposo potrebbe essere punito anche con una pena stratosferica, ma non vi sarebbe una correlativa diminuzione dei reati colposi.
C’è però da dire, per quanto riguarda l’omicidio stradale – e questa è una riflessione che mi permetto di assegnare all’Aula del Senato – che l’intervento sanzionatorio severo agisce, ed agisce effettivamente, sui fatti prodromici rispetto all’omicidio stradale, ossia sulle condotte di assunzione volontaria di sostanze stupefacenti o psicotrope e sulla assunzione di sostanze alcoliche. Sono tutti comportamenti, questi, che si caratterizzano, quantomeno, per una fase iniziale di tipo volontario.
Insomma, il cittadino che assume in maniera abituale, o anche soltanto frequente, sostanze stupefacenti ovvero sostanze alcoliche oggi sa che un’assunzione dissennata di esse, coniugata con la guida di autoveicoli, potrà fruttargli un intervento sanzionatorio estremamente severo. Pertanto, la norma agisce non sul fatto colposo, ma sul fatto prodromico che determina quella situazione di enorme pericolo.
Devo anche dire, rispetto alle critiche sollevate su un intervento sanzionatorio certamente pesante per quanto riguarda un reato colposo, inteso perlomeno in senso tradizionale, che bisogna riflettere. Noi ragioniamo sul paradigma tradizionale della colpa. Ma questi reati rivelano una struttura psicologica che in parte è differenziata rispetto alla colpa, per come noi tradizionalmente la intendiamo. Nel nostro sistema penale abbiamo una forma aggravata di colpa, la cosiddetta colpa con previsione, ossia l’aver agito nonostante la previsione dell’evento, che comporta un’aggravante di tipo comune e, quindi, l’aumento della pena fino ad un terzo. Ma la colpa con previsione non rende la gravità e l’idea di questi fatti. Infatti, un soggetto che si pone in uno stato di evidente alterazione psichica, che ha diretti riflessi sulla sua capacità di reagire di fronte ad una situazione di pericolo, quasi sfiora il cosiddetto dolo eventuale (uso questo verbo, perché è chiaro che la colpa non è mai il dolo eventuale). In questo caso, però, c’è una rappresentazione dell’evento in termini addirittura di probabilità, ancorché si tratti di un evento cagionato senza volontà, perché la persona che investe non vuole la morte delle persone che ha investito, che non conosce nemmeno. E, quindi, non c’è il dolo – dobbiamo dirlo con chiarezza – ma c’è una colpa.
Gli anglosassoni – che da noi hanno imparato quasi tutto, ma in certi casi ci sopravanzano – hanno creato una figura soggettiva intermedia, che si chiama recklessness, la sconsideratezza, ossia un livello intollerabile di colpa, peraltro tipico delle società tecnologiche e attrezzate dal punto di vista della modernità e dei problemi che la modernità stessa impone.
Noi dobbiamo sapere che, nelle nostre società, determinate attività, estremamente pericolose ma necessarie, come il trasporto aereo, la fabbricazione di medicinali, di sostanze chimiche o di esplosivi (possiamo fare un numero evidentemente elevato di esempi, come l’utilizzazione di una centrale nucleare), sono rimesse ad un numero ristretto di soggetti, ai quali si richiede, però, un adempimento pedissequo delle regole cautelari. Insomma, la società moderna è una società del rischio. Quindi, noi non possiamo sottovalutare in questo contesto condotte sconsiderate che, in un certo senso, già implicano non una mera rappresentazione dell’evento, ma addirittura quasi una forma surrettizia di accettazione del verificarsi dell’evento, pur in un contesto nel quale è chiaro che quell’evento non è in alcun modo voluto. Dico ciò per dare una risposta alle tante, giustificate, comprensibili e anche condivisibili preoccupazioni per un reato colposo che cresce, che però è tipico delle società tecnologiche e delle società nelle quali certe attività pericolose sono necessarie perché socialmente utili, ma ciò nonostante devono essere dominate da regole cautelari da osservare in maniera ferrea.
Devo dire, bilanciando, questa volta, la mia indicazione sull’utilità di regole ferree in materia di reato colposo nella società moderna, che comunque questo evento deve essere cagionato per colpa. Nessuno deve pensare che taluno risponderà di omicidio stradale se si è ubriacato ma l’evento non è addebitabile ad una sua condotta colposa. Lo stato di ubriachezza volontaria e di assunzione volontaria di sostanze stupefacenti è la condizione che determina l’accesso a quella forma autonoma e specializzata di omicidio che è, per l’appunto, l’omicidio stradale. In ogni caso, però, la presenza della colpa deve rinvenirsi perché, ove il soggetto, ancorché ubriaco o in stato di stupefazione, avesse cagionato incolpevolmente l’evento, è chiaro che nessuno potrebbe addebitarglielo.
Concludo convenendo sulla necessità di un diritto penale della sicurezza perché credo, illustri senatori e gentilissime senatrici, che queste vicende possano essere risolte soltanto se si pensa ad un diritto penale della prevenzione e della sicurezza.
Sono d’accordo sul fatto che è inutile piangere su un bambino ucciso se quell’evento poteva essere evitato, ma questo capitolo costituisce una strada ancora da intraprendere. Non abbiamo ancora pensato seriamente ad un diritto penale della sicurezza, che è veramente il problema più importante della scienza penalistica, che interviene ad eventi ovviamente verificatesi, ma che dovrebbe invece pensare a proporre alle forze parlamentari un sistema in grado di neutralizzare il verificarsi di quegli stessi eventi.