Nico D'ascola | INTERVENTO IN AULA SENATORE D’ASCOLA SUL DDL OMICIDIO STRADALE
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INTERVENTO IN AULA SENATORE D’ASCOLA SUL DDL OMICIDIO STRADALE

10 dic INTERVENTO IN AULA SENATORE D’ASCOLA SUL DDL OMICIDIO STRADALE

Signor Presidente, inizio con una considerazione di natura politica, che ovviamente non può essere ignorata, in un contesto nel quale il Governo pone la fiducia su questo disegno di legge. La questione, di natura politica, in un certo senso risponde ad alcune osservazioni che, nel corso del dibattito che si è tenuto questa mattina, sono state poste da altre forze politiche, nel senso di affermare che, a prescindere dall’importanza del voto di fiducia, si dovrebbe decidere se votare o meno il testo sulla base di considerazione soltanto tecniche, ovvero avendo riguardo esclusivo alla qualità del testo legislativo.
Mi permetto di non essere preliminarmente in accordo con questa opinione, nel senso che il rapporto di fedeltà e di attaccamento, l’importanza che si riconosce all’esperienza di Governo, sono un elemento decisivo nel condizionare le scelte che, altrimenti, sarebbero state fatte in ordine a questo testo legislativo. Per chi riconosce l’importanza dell’esperienza di Governo e la sua essenzialità rispetto a questioni nodali per il futuro, ma anche per il presente di questa nostra sfortunata società, non si può pensare che il rapporto di fiducia con il Governo non costituisca un elemento decisivo nelle scelte che indirizzano e orientano il Gruppo di Area popolare nell’esprimere la fiducia al Governo su questo complesso, problematico e difficile testo legislativo. Mi pare che questa sia una considerazione di apertura assolutamente importante, perché costituisce il prisma attraverso cui valutare il comportamento del nostro Gruppo politico, che lo pone preliminarmente all’attenzione dell’Assemblea. Tra l’altro non possiamo ignorare che sono stati accolti alcuni degli emendamenti che avevamo proposto, ovviamente presenti nella lista degli emendamenti dei quali si sarebbe discusso se la procedura fosse stata ortodossa e quindi se non vi fosse stata la posizione della questione di fiducia da parte del Governo. Dunque, alcune disfunzioni del testo legislativo sono state in un certo risolte dal maxiemendamento, che probabilmente per usare un termine dubitativo e non di certezza – accompagnerà la discussione sul testo.
È mia convinzione personale che si risolvano se non tutte, alcune delle problematicità che il testo certamente presentava, in un contesto nel quale quelle restanti, che erano state investite da emendamenti che Area Popolare ha presentato, possono esserlo in un futuro adattamento del testo legislativo ai contesti applicativi, rispetto ai quali potrà manifestare la sua adeguatezza ovvero una persistente problematicità, che il Parlamento potrà sempre correggere.
Alcuni aspetti positivi vanno evidenziati e c’è da dire come il testo che ci apprestiamo a votare, sia pure con il meccanismo della fiducia, risponda ad una valorizzazione, in termini generali, del reato colposo, sino ad oggi forse troppo ignorato e minimalizzato, posto in un certo senso a margine della rilevanza penalistica, quasi si trattasse di un disfunzionalità perdonabile e scusabile per il sol fatto di essere un reato non addebitabile a dolo ma riferibile, nel senso della ascrizione psicologica, soltanto alla colpa.
Dobbiamo avere chiara la percezione che quella moderna è una società del rischio, perché è una società tecnologica, nell’ambito della quale il compimento di attività complesse e pericolose ma assolutamente necessarie per il mantenimento delle condizioni di vita sociale alle quali siamo abituati è assolutamente indispensabile: chi potrebbe fare a meno della produzione di farmaci, del trasporto aereo o con l’uso dei mezzi tradizionali, delle automobili e degli altri mezzi di comunicazione dei quali oggi ci avvaliamo, nel contesto di una società tecnologica progredita e soprattutto delle ulteriori e già oggi prevedibili complicazioni della vita di tutti i giorni?
È chiaro che in un contesto nel quale abbiamo una serie di attività pericolose ma consentite, perché coessenziali ed esigenti ad una società del futuro e, ripeto, anche del rischio come la nostra, il reato colposo debba essere valorizzato e rivalutato. Pertanto, rispetto a tanti accenti che ho colto nel corso di questa discussione, portati a valutare come marginale la fattispecie colposa, vanno obiettate considerazioni in virtù delle quali se cresce la quota delle attività pericolose ma necessarie per il vivere comune, non soltanto queste vanno meglio disciplinate, prevedute sul piano della disciplina di regole cautelari sempre più dettagliate e tipicizzate e quindi sempre più in grado di neutralizzare il pericolo, ma la trasgressione rispetto alla regola cautelare, proprio nel tentativo di tutelare la collettività dall’uso indebito di strumenti pericolosi ma assolutamente necessari, va sanzionata maggiormente rispetto ad uno schema, con riferimento al quale noi ragioniamo però in maniera falsificata. Certo, nel sistema del 1930 il reato colposo di evento, quale l’omicidio colposo, era cosa ben diversa rispetto ad oggi e questo aspetto, il testo legislativo in esame, perlomeno lo mette in evidenza: noi siamo società del rischio, il rischio è un rischio consentito perché necessario, non possiamo però pensare di poter tollerare livelli di rischio che sono incompatibili con le esigenze di tutela della collettività.
Ecco, in questo difficile bilanciamento del rapporto tra un rischio consentito ma necessario, che dobbiamo assolutamente accettare pena il rinunciare alla nostra stessa società e a ciò che ne ha determinato lo sviluppo economico, e la tutela degli interessi della comunità, che va ovviamente protetta rispetto alla espansione di un rischio che se superasse determinati livelli sarebbe del tutto intollerabile, sta il senso che precipita in talune di queste disposizioni.
Per esempio, io vorrei valorizzare la scelta legislativa. È facile, infatti, fare il tiro al bersaglio sui testi legislativi e vi assicuro che io e tanti altri eccezionali colleghi di questa splendida Assemblea legislativa potremmo far altrettanto, tuttavia vanno visti anche gli aspetti positivi. I testi legislativi vanno anche valorizzati laddove danno una risposta alla società e negare che questa società richiedesse una risposta sul versante delle stragi determinate dall’uso assolutamente improprio, inadeguato, delle autovetture, dei mezzi di trasporto, significa negare con una certa sfrontatezza (se mi consentite il sostantivo) una realtà, un’esigenza diffusa nella nostra popolazione e nella nostra società civile.
Tutti siamo testimoni – e io non vorrei eccedere in espressioni enfatiche – di vicende che più volte hanno sollecitato la necessità di interventi addirittura ancor più radicali di quelli che sono già nel testo legislativo in esame. Per esempio, nel disegno di legge all’ordine del giorno trova una risposta il tema dell’assunzione di sostanze alcoliche e stupefacenti, in un contesto in cui già il nostro codice penale del 1930 tratta con estrema durezza quella presunzione di imputabilità di incapacità di intendere e di volere di chi agisca sotto l’effetto di sostanza alcoliche o stupefacenti. Ho sentito dire – e lo condivido perfettamente – che se non siamo nel dolo eventuale, siamo in un contesto immediatamente vicino, non rappresentazione dell’evento ma rappresentazione di un pericolo concreto del verificarsi di un evento, che certamente non può essere trattato analogamente alla colpa.
Concludo il mio intervento, signor Presidente, dicendo che forse, per sollecitare un tema non banale, noi potremmo già cominciare a immaginare un elemento psicologico intermedio tra il dolo e la colpa, che sia in grado di sanzionare questi casi che potremmo definire di vera e propria sconsideratezza; mi riferisco cioè a una colpa non grave e non con previsione, ma addirittura a un elemento intermedio, questa fascia mediana tra un dolo, che presuppone la volontà dell’evento (che in questo caso certamente manca), e una colpa grave o con previsione, che non riflette questo livello eccessivo, incontrollabile di pericolo che andava controllato attraverso queste disposizioni.
Mi avvio veramente alla conclusione, coniugando questo aspetto volto a valutare la necessità di pensare che non ci sono solo il dolo e la colpa come elementi all’interno dei quali la collocazione di queste fattispecie è davvero difficile e l’affermazione preliminare secondo la quale il voto di fiducia è una cosa seria. Non si può parlare del voto di fiducia in certi termini. È chiaro che ognuno la può pensare diversamente sulla base di schieramenti politici, ma per coloro i quali credono nell’attività di Governo e l’hanno sostenuta fino ad ora, le cose non possono stare in questi termini. Coniugando questi due elementi estremi del ragionamento, ritengo che il voto di fiducia sia non soltanto doveroso, ma anche comprensibile e giustificato nelle premesse che lo determinano.