Nico D'ascola | L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO NICO D’ASCOLA SUL DISEGNO DI LEGGE SULL’EFFICIENZA DEGLI UFFICI GIUDIZIARI E GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA
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L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO NICO D’ASCOLA SUL DISEGNO DI LEGGE SULL’EFFICIENZA DEGLI UFFICI GIUDIZIARI E GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA

19 ott L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO NICO D’ASCOLA SUL DISEGNO DI LEGGE SULL’EFFICIENZA DEGLI UFFICI GIUDIZIARI E GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA

In primo luogo si dice che il diritto di difesa, ma soprattutto il diritto al contraddittorio, sarebbe offeso dalle disposizioni delle quali ci stiamo occupando e, segnatamente, dall’articolo 1-bis del decreto-legge. Intanto, mi permetto di ricordare che il contraddittorio ha diverse facce nel nostro sistema costituzionale. È un metodo di formazione della prova e, se intendiamo per contraddittorio il metodo di formazione della prova, dobbiamo convenire che, dinanzi alla Corte costituzionale e alle giurisdizioni di legittimità, la prova certamente non si forma. Quello è un giudizio che implica la già avvenuta formazione della prova nei gradi di merito del giudizio. Certo, non nego che la trattazione in pubblica udienza determini un’espansione di una forma diversa di contraddittorio, il contraddittorio consistente nel conflitto tra le parti che, in un certo senso, manifestano le loro diverse opinioni in un’udienza pubblica. Questa possibilità di espansione di un contraddittorio, che può essere anche cartolare perché nessuna norma vieta che il contraddittorio sia tale, è recuperato nei casi di eccezionale o di particolare rilevanza delle questioni che sono poste. In presenza della straordinaria o eccezionale rilevanza delle questioni, il presidente può disporre che il ricorso sia portato nell’udienza pubblica. Quindi, abbiamo l’affermazione di ordine generale che non confligge né con l’articolo 24 e nemmeno con l’articolo 111 della nostra Costituzione, secondo il quale il contraddittorio può essere anche di natura cartolare. Il conflitto tra le diverse posizioni processuali si può risolvere anche attraverso scritti che vengono depositati dalle parti in un contesto normativo che prevede, pur sempre, la possibilità, in presenza di situazioni che lo meritino, di portare le questioni in udienza pubblica.

Passando alla questione di costituzionalità successiva, che riguarderebbe la violazione dell’articolo 3 della nostra Costituzione e, quindi, agli articoli 5 e 10 del decreto-legge, vista sul doppio versante del principio di uguaglianza e di ragionevolezza, individuo un elemento che funziona a difesa sia della questione del diritto di difesa sia di questa stessa seconda questione, ovvero la pretesa violazione dell’articolo 3.

Infatti, non dobbiamo dimenticare come, tutte le volte in cui si discute di pretese violazioni del principio di uguaglianza e del principio di ragionevolezza, le questioni vadano in un certo senso concretizzate, cioè vadano esaminate nel loro contesto.

Qui abbiamo un presupposto – sul quale poi tornerò successivamente, con riferimento all’ulteriore questione sollevata, ossia la pretesa violazione dei requisiti di necessità e d’urgenza, di cui all’articolo 77 della Costituzione – per dire che alla base del decreto-legge vi è non soltanto l’urgenza e la necessità (che ne legittimano l’adozione, appunto, sul versante dell’articolo 77), ma anche la straordinarietà delle questioni che sono trattate, appunto, attraverso l’adozione di questo decreto-legge. È attraverso questo prisma, infatti, della straordinarietà delle questioni, della loro importanza, dell’eccezionalità e della crisi di una Corte di cassazione, che si trova con 106.000 ricorsi pendenti per questo anno in corso, che va valutata la questione.

Il dato statistico ovviamente non può essere nemmeno dimenticato, altrimenti finiamo, nel tentativo di persuadere gli altri, con il sottolineare solo alcune questioni. Il discorso viene cioè amputato delle sue questioni principali, presentato secondo il versante che più aggrada coloro i quali sostengono una certa tesi, e in quel separato contesto acquisiscono una forza di persuasione che in realtà non hanno. È l’arte del convincere e in un certo senso il sofisma che si presenta a determinare una certa credibilità, soltanto apparente, della questione.

Il punto di partenza, anche sul versante dell’uguaglianza e della ragionevolezza, non può non essere costituito dalla necessità di affrontare un’emergenza che si caratterizza per un numero di ricorsi straordinariamente elevato: se abbiamo 106.000 ricorsi pendenti, che sono esattamente il doppio del numero dei ricorsi pendenti solo dieci anni fa, dobbiamo inevitabilmente comprendere che occorre adottare misure che, seppure nel rispetto dei principi costituzionali, rispondano a queste esigenze di straordinaria eccezionalità.

Questo è un punto di partenza nella valutazione, appunto, dei requisiti di costituzionalità, ex articolo 3, congiuntamente anche a quello che è il presupposto dell’articolo 3: non vi è sentenza della Corte costituzionale, pronunciata in tema di articolo 3, che non faccia una preliminare osservazione: il principio di uguaglianza e in un certo senso anche il principio, potremmo dire accessorio, di ragionevolezza (che è un principio ovviamente molto più dilatato) presuppone l’accertamento della medesimezza dell’identità delle situazioni giuridiche regolate. Si può dire che vi è disparità di trattamento in presenza di situazioni assolutamente identiche.

Quindi, è incostituzionale, per violazione dell’articolo 3, una legge che tratti in maniera uguale situazioni dispari, ovvero che tratti in maniera dispari situazioni uguali. Orbene, se teniamo presente questo principio, ci rendiamo conto che già la straordinaria situazione nella quale versa la Corte di cassazione è in sé elemento giustificativo di disposizioni che riguardano direttamente la Corte di cassazione.

Vedano, signori senatori e signore senatrici, come la questione in un certo senso finisce per dare ragionevolezza, al contrario di quello che si pretende di fare, a questo intervento legislativo, nella misura in cui, premessa la straordinarietà della situazione nella quale verso la Corte di cassazione, premessa appunto la necessità di disporre in maniera differenziata per situazioni che sono differenziate, si dispongano norme le quali, intanto, sono introduttive di un trattamento separato, data l’emergenza, per i ricorsi di Cassazione, e intendono accompagnare l’entrata in vigore di queste disposizioni eccezionali, attraverso la permanenza degli uffici di vertice della Corte di cassazione che al contrario sarebbero stati contestualmente decapitati.

Quindi c’è una ragionevolezza di fondo in un intervento che, per l’appunto, è mirato a risolvere un problema specifico attraverso disposizioni specialmente dettate per questa situazione particolare e che includono, all’interno di tale situazione, una proroga del pensionamento degli uffici di vertice della Corte di cassazione, come poi inevitabilmente delle altre magistrature superiori. Infatti, se questo non fosse stato fatto, si sarebbe rinvenuta una disparità di trattamento all’interno delle magistrature superiori nel senso che si sarebbe regolata diversamente una magistratura superiore rispetto ad un’altra, ma nessuno può ragionevolmente dire che un ufficio direttivo di una Corte d’appello costituisca una situazione identica all’ufficio direttivo della Corte di cassazione, del Consiglio di Stato, della Corte dei conti e dell’Avvocatura dello Stato.

Per quanto riguarda gli articoli 104 e 107 della Costituzione, sono obiezioni che in un certo senso confluiscono nella critica di cui all’articolo 3, poi, certo, i magistrati si possono distinguere solo per funzioni ma qui il principio non è assolutamente vietato per l’ovvia ragione che si stabilisce una deroga in materia di pensionamento in virtù, per l’appunto, delle situazioni alle quali inizialmente mi riferivo.

Chiudo il mio intervento con un riferimento all’articolo 77, laddove si dice che mancherebbero i requisiti di necessità e urgenza, per ricordare come proprio i dati statistici, e cioè la particolare situazione nella quale la Corte di cassazione si trova, costituiscono testimonianza evidente di una situazione di assoluta urgenza.

Per tutte queste ragioni mi permetto di ritenere che le questioni di costituzionalità proposte siano infondate e non meritino di essere accolte, congiuntamente all’ultima, relativa all’articolo 97 e al buon andamento perché con questo disegno di legge si cerca di garantire proprio il buon andamento dell’attività della Corte di cassazione. Con quest’ultima e conclusiva affermazione mi permetto di tornare sull’argomento dell’inconsistenza delle questioni di costituzionalità al nostro esame.