Nico D'ascola | L’INTERVENTO IN AULA DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA NICO D’ASCOLA SUL DDL CHE INTRODUCE IL DELITTO DI TORTURA NELL’ORDINAMENTO ITALIANO
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L’INTERVENTO IN AULA DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA NICO D’ASCOLA SUL DDL CHE INTRODUCE IL DELITTO DI TORTURA NELL’ORDINAMENTO ITALIANO

07 lug L’INTERVENTO IN AULA DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA NICO D’ASCOLA SUL DDL CHE INTRODUCE IL DELITTO DI TORTURA NELL’ORDINAMENTO ITALIANO

 

Il testo che presentiamo è un testo in un certo senso equilibrato. Quest’ultimo è un termine purtroppo raro, ma qui particolarmente significativo, per la complessità delle questioni che si dovevano affrontare e soprattutto per la necessità di un punto di equilibrio tra esigenze opposte ed entrambe meritevoli di grande considerazione. Si tratta, nella sua ipotesi base, di un delitto comune, ossia di un delitto che può essere commesso da ogni cittadino. Questo perché la Commissione ha inteso determinare una tutela ancora più rafforzata che non nel caso in cui il reato fosse stato costruito esclusivamente sulla figura del pubblico ufficiale. La tutela è più rafforzata perché chiaramente amplifica il campo di applicazione della norma rendendola ovviamente applicabile ad ogni contesto, quindi anche a quello non pubblicisticamente qualificato. Nel testo si parla di violenze, minacce gravi e reiterate, ovvero di avere agito con crudeltà nei confronti delle vittime; condotte le quali abbiano determinato una condizione di acute sofferenze fisiche a carico della medesime persona offesa, ovvero di un verificabile trauma. Ma devono, queste acute sofferenze fisiche o questo verificabile trauma psichico, essere compiuti nei confronti di un soggetto privato della libertà personale. Una delle difficoltà nello scrivere e nel pensare prima al delitto di tortura risiede proprio nel fatto che il campo di queste condotte è già presidiato da altre disposizioni. Chi compie atti di violenza e gravi minacce, chi determina gravi e acute sofferenze sia fisiche che psichiche è chiaro che già commette un reato a prescindere dall’introduzione del delitto di tortura. E’ chiaro che questa condotta andava seriamente diversificata, altrimenti non si sarebbe compreso il perché di una criminalizzazione di condotte già precedentemente criminalizzate. La figura del pubblico ufficiale è stata invece prevista, perché andava ovviamente prevista, nell’ipotesi aggravata, con una disposizione che sostanzialmente rinvia alla struttura base del fatto, perché si limita a dire che se il fatto di cui al comma precedente è compiuto da un pubblico ufficiale ovviamente le pene sono aggravate. Ma qui non si introduce nessun elemento ulteriore di fattispecie se non l’indicazione della qualificazione giuridica soggettiva di pubblico ufficiale. Poi sono previste delle aggravanti connesse alla differenziata gravità degli eventi che conseguono alla condotta di tortura. Inoltre è previsto, all’interno dello stesso articolo 1 che contempla il delitto di tortura, l’istigazione alla tortura. Si tratta anche qui di un reato di istigazione che sancisce un’eccezione a principi storici del diritto penale, ma che qui si comprende per la gravità dei fatti, ancorché si tratta di una istigazione particolare, quella del pubblico ufficiale nei confronti del pubblico ufficiale e dell’istigazione dell’incaricato di un pubblico servizio nei confronti di un soggetto analogo.Quindi, è una istigazione che avviene in un ambiente chiuso, in determinati contesti, avendo ritenuto la Commissione di considerare questi fatti come particolarmente gravi.

Ragionando in un certo senso all’opposto rispetto a una certa tradizione in materia di istigazione, si è ritenuto che una istigazione limitata a un determinato contesto, caratterizzato dalla presenza di più persone, potesse avere una maggiore diffusività.

Io concluderei qui il mio intervento, avendo dato delle indicazioni soltanto sommarie sulla struttura del delitto di tortura. Poi, il disegno di legge si compone ovviamente di altre disposizioni, delle quali parleremo variamente nel corso dei lavori parlamentari.

Si stabilisce, per fare delle semplificazioni, che le prove ottenute attraverso tortura (qui si pensa, ovviamente, a contesti investigativi) sono inutilizzabili. È una norma necessaria, ancorché la giurisprudenza, ma anche la dottrina, abbiano da sempre elaborato la categoria delle prove illecite. È fuor di dubbio che se la prova è frutto di un’attività violenta la prova sia inutilizzabile. Si stabilisce che non possa essere riconosciuta alcuna immunità ad agenti, anche militari, di Governo stranieri che siano indagati o già condannati per il delitto di tortura.Insomma, a corredo di questa norma generalista sulla tortura, si dicono tante cose, tra le quali anche, conclusivamente, l’affermazione secondo la quale non sono consentiti espulsioni e respingimenti ovvero la estradizione nei confronti di una persona rispetto alla quale vi sia il concreto pericolo che, se restituita al Paese d’origine, sarebbe sottoposta a tortura, tenendo conto anche, nel contesto di un simile giudizio, della sistematica violazione dei diritti umani nel Paese dove quel soggetto dovrebbe ritornare.