Nico D'ascola | Programma - Il SUD riparte con TE
Nell’attuale momento storico sorge in ciascuno il dovere di non ingannare se stesso e di avvertire il diritto di essere presente nella società e di partecipare attivamente per migliorarla. Nel momento nel quale relativismo, populismo e nichilismo serpeggiano in ogni aspetto della vita umana, si deve avvertire il moto che rivendica per la riflessione, per il pensiero e nel dibattito che questi sono in grado di animare, una piena rilevanza nello “spazio pubblico di apparizione”. Con questo documento programmatico intendo presentare il mio progetto politico nei suoi presupposti di cultura politica e nei suoi effetti più pratici che ne sono coerente promanazione e conseguenza. È mia convinzione profonda che l’azione politica non possa concentrarsi su singoli interventi senza il colpo d’occhio generale così come non possa rimanere semplicemente il portato della teoria senza ricadute pratiche, nel primo caso sarebbe miope, nel secondo inutile.
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Programma

Nell’attuale momento storico sorge in ciascuno il dovere di non ingannare se stesso e di avvertire il diritto di essere presente nella società e di partecipare attivamente per migliorarla.

Nel momento nel quale relativismo, populismo e nichilismo serpeggiano in ogni aspetto della vita umana, si deve avvertire il moto che rivendica per la riflessione, per il pensiero e nel dibattito che questi sono in grado di animare, una piena rilevanza nello “spazio pubblico di apparizione”[i].

Con questo documento programmatico intendo presentare il mio progetto politico nei suoi presupposti di cultura politica e nei suoi effetti più pratici che ne sono coerente promanazione e conseguenza.

È mia convinzione profonda che l’azione politica non possa concentrarsi su singoli interventi senza il colpo d’occhio generale così come non possa rimanere semplicemente il portato della teoria senza ricadute pratiche, nel primo caso sarebbe miope, nel secondo inutile.

 

Eguaglianza, cultura e libertà: la tradizione italiana ed europea

Una tradizione antica e complessa com’è quella italiana ed europea, porta dei valori ai quali potersi richiamare; una tradizione alta e nobile di cui ci si vuole fare eredi nell’unico modo in cui una tradizione può essere osservata e coltivata: “rinnovandola”[ii].

‘Rinnovare la tradizione’ comporta una consapevolezza circa i contenuti del passato e dunque una riflessione su come quel portato sapienziale può aiutare ad affrontare il futuro.

Questa opera di rinnovazione passa per il pensare che alla base dell’idea europea, punto di incontro tra Oriente ed Occidente, vi è una componente romana e una componete cristiana, un’anima filosofica e un’anima scientifica, una linea razionale e una spirituale, le quali nel loro insieme, ci tramandano il rispetto per l’essere umano e per il diritto nel quale egli trova custodia e tutela.

Una tradizione, dunque, che porta al riconoscimento di alcuni valori quali strutture essenziali e invarianti dell’essere umano che è possibile ricondurre al “fiat aequalitas”[iii] di Paolo di Tarso.

Fiat aequalitas significa infatti affermare l’eguaglianza tra gli esseri umani indipendentemente dalle convinzioni e dalle condizioni di ciascuno, ma significa anche che questa eguaglianza è una affermazione di libertà dell’individuo, eguale agli altri esseri umani e al contempo unico nel suo modo di essere.

In questo modo la centralità dell’individuo si riempie di dignità, di rispetto per l’identità e per l’alterità e la diversità si colora di rispetto per gli altri e per se stessi.

 

L’agire sociale, politico ed economico

Il nucleo valoriale che la tradizione ci consegna, deve trovare coerente applicazione nell’agire sociale, politico ed economico attraverso la cultura dei diritti e del diritto.

L’individuo è unità sintetica tra finito e infinito, tra essere e libertà; la sua struttura sintetica lo rende un ente coesistente[iv], dunque sociale e quindi politico, tanto che si può sostenere che l’individuo è sempre sociale ed è sempre politico, tanto più che si può sostenere che la persona è “valore vivente” che deve essere libera e capace di scegliere i “valori vissuti”[v].

La prima struttura entro la quale l’individuo agisce e si compie è la famiglia, prima forma sociale e fondamentale gruppo di formazione. Per questa ragione la famiglia come “società naturale”[vi] deve essere considerata al centro della vita e prima istituzione di formazione dell’individualità.

La coesistenzialità umana trova nell’organizzazione dei gruppi sociali più ampi rispetto al nucleo familiare forme di sviluppo del singolo e di arricchimento della società attraverso la partecipazione degli individui.

La società non è dunque solo l’insieme degli individui ma la loro stessa struttura che è di scambio costante e, rifacendoci – come a Camaldoli – a Manzoni, è possibile ripetere che “la vita non è destinata a essere un peso per molti e una festa per alcuni, ma per tutti un impegno del quale ognuno renderà conto”[vii].

In questo spirito, l’azione sociale – individuale e collettiva – deve informarsi a che l’individuo abbia la possibilità di sviluppare nel modo migliore le proprie attitudini secondo l’eguaglianza sostanziale paolina; questo significa rifuggire, con le parole di Luigi Einaudi, ‘sia un modello di uguaglianza assoluta sia un modello di diseguaglianza assoluta: il primo è l’ideale del formicaio, il secondo della schiavitù’[viii].

Significa adottare le strutture del mercato, della concorrenza, nel più proficuo risultato del liberalismo che le articola nella libertà e nella responsabilità, e, facendo questo, riconosce la differenza tra domanda e bisogno non sacrificando questo a quella, mantenendo la centralità dell’individuo e la sua prospettiva che è di libertà perché il suo essere è libertà[ix]. Questo si traduce nell’intendere la libertà dell’individuo coesistenziale come condizione essenziale, secondo un modo di pensare la politica tanto quale condizione sociale del singolo, quanto quale modo di perseguire il fine del rispetto della persona. Il singolo non è la ‘formica’ che opera in un sistema funzionale quale suo elemento operativo, uguale agli altri elementi, e non è lo ‘schiavo’ usato perché assunto come differente nel sistema e dal sistema.

Permettere che ciascuno possa liberamente sviluppare le proprie attitudini significa rispettare l’interezza dell’individuo in tutte le sfere nelle quali si svolge e dunque secondo un ordine sociale e attraverso le strutture istituzionali necessarie. Da quelle locali a quelle centrali, da quelle europee a quelle internazionali.

Politica è quell’azione e quella condizione che si realizza nei vari livelli di socializzazione e nelle differenti istituzioni nelle quali l’essere umano è coinvolto.

In un mondo globalizzato, l’individuo si trova ad essere nel proprio specifico luogo e potenzialmente contemporaneamente ovunque; la sua vita sociale deve trovare in questo nuove opportunità di sviluppo e non un modo cancellante la specificità, sviluppo delle attitudini non liquefazione dell’individuo nella massa collettiva (oggi tecno-collettiva).

I mezzi tecnologici e le forme di aggregazione e comunicazione sociale partecipano ad accrescere la possibilità del fiat aequalitas e vanno impiegate nel modo più coerente a questo. Come mezzo per evidenziare la fratellanza tra le genti e i popoli, affinché si rafforzi la “societas inter homines” e la “societas in interiore homine”.

Questo passa per il rispetto della spiritualità di cui ciascuno è dotato e della libertà di esprimerla e avvertirla secondo le proprie convinzioni e nell’arricchimento che ciascuno comporta per gli altri. Non c’è economia, non c’è società, non c’è politica che non trovi nel rispetto della spiritualità umana un architrave importante.

Fiat aequalitas significa anche una politica economica e sociale di aiuto all’individuo nel suo processo di sviluppo e di presa di coscienza di se stesso e significa agevolare le istituzioni pubbliche e private che li favoriscono.

Il paese Italia trova così concreta realizzazione nel suo farsi e nel suo progettarsi costante come culla della riflessione dove antichità, medioevo e moderno hanno sedimentato l’identità dell’umanesimo, del rinascimento, delle arti ma anche le qualità mediterranee e la capacità di dialogo tra culture diverse e di composizione tra tradizioni differenti. Una Italia che si ritrova nella fratellanza dell’Unione europea e in quella casa che progetta il futuro col portato della propria storia e delle sensibilità che la animano.

 

Cultura dei diritti, cultura del diritto

L’Europa dei diritti è l’Europa del diritto[x]; quella che si costruisce pazientemente attraverso il rifiuto per l’arbitrio e per la violenza[xi]; quella nella quale la democrazia è tutela della minoranza[xii] e il rispetto dei diritti umani è parametro di valutazione costante e irrinunciabile.

Un’azione politica e sociale che non si adeguasse a questo nucleo elementare del bene comune non potrebbe continuare a richiamarsi alla tradizione italiana ed europea e a pensare di rinnovarla mantenendosene fedele.

Una cultura del diritto si traduce infatti nell’ermeneutica convinzione che “l’altro potrebbe avere ragione”[xiii] in base alla quale ogni giustizia e ogni verità perseguita trovano nel dialogo, nel confronto, nella terzietà e nell’imparzialità i loro determinanti principali[xiv]. Un nucleo dal quale deriva l’attenzione per il giusto processo, per le garanzie tra le parti, per una equa azione dell’amministrazione e una giustizia della legge secondo la migliore idea struttural-valoriale che porta dalla saggezza antica all’illuminismo e di qui allo Stato costituzionale di diritto.

Il fiat aequalitas ha uno svolgimento anche specificatamente giuridico[xv], “l’arte del legale”[xvi] è quel ‘tentativo che non cessa’ di ricercare il giusto modo di costruire, mantenere e perpetuare le forme coesistenziali di pacifica convivenza.

Ogni sforzo, spirituale e razionale, non può non essere compiuto nel perseguire l’effettiva lotta contro il crimine, la corruzione, il terrorismo, e la violenza di ogni genere e per l’affermazione dell’eguaglianza tra ciascun essere umano. Uno sforzo perché a ‘ciascuno sia dato il suo’ e perché ogni persona possa avere, senza discriminazioni, accesso alle medesime possibilità. Questo comporta che si deve riconoscere la necessità che la libertà sia garantita dall’ordine e che non arrivi a tradire se stessa. È possibile così osservare che non tutti i valori possibili sono anche condivisibili, che non tutte le istanze della volontà personale possono essere accolte come rivendicazione di libertà.

Ma il migliore, perché più incisivo, strumento di lotta contro il crimine è lo sviluppo, inteso anche come condizione qualitativa della vita individuale e come emancipazione dalla condizione di bisogno. A questo si riferisce e si deve riferire l’attenzione verso il singolo essere umano con particolar attenzione ai giovani che costituiscono la soluzione e mai il problema. Ogni misura che aiuta i giovani è una misura che contribuisce, a cascata, al benessere dell’intera società. Società – soprattutto meridionale – che ha l’interesse a trattenere le giovani generazioni presso di sé e a renderle parti attive e produttive.

Solidarietà e sicurezza, costituiscono due chiavi indispensabili per una pacifica e civile coesistenza sociale, l’una non può essere sacrificata in ragione dell’altra ma entrambe si affermano vicendevolmente.

Il diritto è chiamato in tal senso ad essere geloso custode del ‘valore vivente’, sereno interprete dei ‘valori vissuti’, limite e conforto per l’azione economica e politica, che nella sua eticità trovano il migliore segno per autonomamente articolarsi.

 

Il territorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria

Quanto detto sin qui con riferimento all’Italia e all’Europa vale ancora in modo più specifico per il territorio meridionale, calabrese e reggino in particolare.

Anzi, e questo caratterizza proprio la mia prospettiva politica, se non mi appare realistica una riflessione concentrata sul locale che non abbia dei punti di riferimento più ampi, è altrettanto vero che nell’attuale situazione proprio dal locale può venire una risposta e delle soluzioni a problematiche che sono più ampiamente nazionali ed europee.

Da un lato è necessario, dunque, inserire il territorio in un più ampio orizzonte, altrimenti si finirebbe per pensare soluzioni inapplicabili e comunque inefficaci e non risolutive; dall’altro canto proprio dalle specificità del territorio che viene ora racchiuso nella Città Metropolitana di Reggio Calabria possono venire alcune soluzioni rilevanti e valide per altri territori.

La tradizione europea e italiana di accoglienza, ad esempio, nasce proprio dallo spirito di quelle popolazioni che sin dall’antichità hanno costituito la frontiera dell’incontro Oriente-Occidente e importanti esempi di inter-cultura; i valori della tradizione familiare conservano ancora una forte valenza che può costituire una importante guida nel momento in cui proprio il disfacimento di questa società naturale influenza e incide sul disfacimento della società in generale.

Due esempi che non rappresentano solo il passato ma che possono e devono essere volano per il futuro, dei giovani e con loro delle famiglie innanzitutto.

‘Rinnovare la tradizione’ qui si traduce nel massimizzare anche dal punto di vista sociale ed economico questi aspetti. Con un modo di fare società e dunque economia che si costruisce proprio a partire dalle caratteristiche migliori del nostro popolo; con un modello, quello mediterraneo, che è di sviluppo anche sociale e culturale.

In questa ottica, nella quale l’economia è parte integrante della società e deve essere al servizio del singolo individuo, mi è possibile ora concentrare l’attenzione in modo più particolareggiato su alcuni aspetti centrali di sviluppo concreto e coerente del nostro territorio, perché non si può più rimanere nella semplice evocazione di un antico passato né nella critica che non sia costruttiva di concrete modalità di intervento.

Se rivendico l’appartenenza alla civiltà e alla cultura della Città Metropolitana di Reggio Calabria come valore è perché intravedo come questo costituisca non il problema dal quale fuggire ma la risposta a molti dei gravi problemi che attanagliano proprio il territorio e chi vi abita.

 

L’emancipazione dal bisogno: il fare impresa nel Mediterraneo

Da una importante tradizione del pensiero filosofico-politico ci giunge l’idea che la base per una edificazione positiva della società richiede l’emancipazione dalla condizione di bisogno e questo può avvenire solo perseguendo una politica e una economia volta a costruire sviluppo attraverso un modello che sia rispettoso della mediterraneità, la condizione propria – culturale, economica, esistenziale – del territorio meridionale. Il lavoro e le infrastrutture che lo consentono, acquistano dunque centralità essenziale e in questa sede, dunque, un riferimento specifico è necessario soprattutto al mondo dell’impresa e del lavoro che ad esso si riferisce.

Le imprese riescono a sopravvivere e svilupparsi soltanto se innovano e mantengono la sintonia con il mercato, in continuo cambiamento. Nel tentativo di superare la grave crisi che affligge da più di un decennio le economie occidentali, i differenti paesi stanno sostenendo l’avvio di startup: imprese innovative che perseguono una rapida crescita su scala internazionale investendo ingenti risorse che acquisiscono mediante la quotazione nel mercato dei capitali e il coinvolgimento di investitori professionisti (veture capitalist e business angel). Per questa via si intende favorire la nascita di imprese innovative che possano emulare il percorso di crescita vorticosa di grandi corporation quali: Apple, Microsoft, Facebook, You Tube, Google, Ali Baba, Amazon, Skype, WhatsApp, Pay Pal, Technogym. Non poche startup che sono nate nel garage di casa per iniziativa di giovani innovatori, infatti, sono diventate in pochi anni grandi imprese multinazionali.

È certamente questa una delle strade da seguire anche nel nostro paese.

Per contrastare la crisi e favorire lo sviluppo, occorre promuovere la nascita di un gran numero di startup, soprattutto nelle regioni meridionali, afflitte da livelli di disoccupazione giovanile elevatissimi e da una grave emorragia di cervelli, in fuga verso nazioni che offrono migliori opportunità di lavoro e di crescita professionale. Affinché possa produrre i risultati sperati, tuttavia, il modello classico della startup deve essere adattato alle caratteristiche delle aziende e delle istituzioni del nostro paese, che sono assai diverse da quelle delle nazioni nelle quali sono assai diffuse queste imprese innovative (America del Nord, Gran Bretagna, Centro-Nord Europa, Israele e Sud-Est asiatico).

Il fallimento delle politiche di sviluppo favorite negli ultimi venti anni dall’Unione Europea, ha posto in luce che un modello di sviluppo non può avere successo se si basa su condizioni culturali, sociali ed istituzionali che non sono presenti nel contesto nel quale esso è applicato.

Il modello europeo, com’è noto, sostiene la nascita di nuove imprese finanziando i progetti che promettono un più elevato tasso di crescita in termini di fatturato, investimenti, numero di dipendenti, redditività. Questa impostazione, com’è evidente, risulta in contrasto con le caratteristiche dei sistemi produttivi dei paesi dell’area euro-mediterranea, costituiti quasi esclusivamente micro e piccole imprese familiari le quali sovente decidono di non crescere per non dover coinvolgere estranei nel capitale e nella gestione.

Una strategia di sviluppo dell’Italia e della Calabria, dunque, deve basarsi su un modello di impresa che si può definire “mediterraneo” poiché trae ispirazione dalle caratteristiche dei sistemi

economici dei paesi dell’area euro-mediterranea, nei quali operano quasi esclusivamente micro e piccole imprese familiari.

In alcune aree della Calabria vi sono addensamenti produttivi (cluster) costituiti da piccole e medie imprese familiari, che presentano alcuni dei caratteri tipici dei distretti industriali e che forniscono incoraggianti segnali di vivacità imprenditoriale. Si pensi, ad esempio, alle numerose piccole cooperative operanti nell’area della sibaritide, a quelle vitivinicole e olivicole di Cirò e di Lamezia Terme, alle industrie conserviere ittiche di Maierato, a quelle specializzate nella produzione di gelati a Pizzo, di liquirizia a Rossano, di fichi secchi a Belmonte, di agrumi e di olio nella Piana di Gioia Tauro, di essenza di bergamotto nella provincia di Reggio Calabria, ecc. Anche nel settore turistico vi sono segnali incoraggianti di imprenditorialità in alcune aree a forte attrattività: Scilla, Tropea, Nicotera, Capo Vaticano, Soverato, Copanello, Le Castella, Scalea, Praia a mare, ecc.

Il modello sottostante alla nascita e al successo di questi addensamenti produttivi è semplice: numerose piccole imprese familiari, autonome l’una dall’altra, si concentrano in aree geografiche poco estese per fare “massa critica” ed acquisire così una forza simile a quella delle grandi aziende. Autonomia e collaborazione tra piccole imprese sono dunque gli “ingredienti” alla base del successo di questi cluster. Da essi occorre partire per concepire politiche di sviluppo basate sulla nascita di startup innovative nel campo agroalimentare e turistico; settori nei quali la Calabria può facilmente acquisire un vantaggio competitivo sfruttando le risorse di cui dispone: il cibo genuino, il mare e la montagna, il clima, le risorse culturali.

Queste piccole imprese operanti nell’ambito dei cluster agroalimentari e turistici devono rafforzare i rapporti di collaborazione reciproca per fronteggiare la sempre più agguerrita concorrenza estera e per colmare il deficit di competenze tecniche e manageriali che molte di esse presentano. Le famiglie proprietarie di queste piccole imprese, infatti, non sempre riescono a fornire il personale qualificato che è necessario all’impresa per competere nei mercati esteri. A tal fine è necessario incentivare la costituzione di reti d’impresa e di consorzi per l’innovazione e l’internazionalizzazione.

Nei settori nei quali la Calabria presenta una vocazione – agroalimentare e turismo – è necessario promuovere la nascita di nuove imprese innovative (startup). Questo processo deve essere sostenuto attraverso:

A)   la creazione di una rete regionale di mentori ai quali affidare il compito di affiancare i fondatori delle startup innovative nella prima fase della loro vita, che è quella nella quale si realizza una severa selezione. Questa misura non richiede investimenti pubblici: la rete di mentori può essere creata mettendo in relazione commercialisti e giuristi con le aziende e favorendo la stipula di accordi di remunerazione basati sulla partecipazione agli utili;

B)   l’organizzazione di incontri tra i giovani innovatori (startupper) e imprenditori affermati operanti nello stesso settore allo scopo di favorire utili rapporti di collaborazione: i primi possono trarre vantaggio sfruttando l’avviamento commerciale dei secondi; collaborando con gli startupper, inoltre, gli imprenditori affermati possono introdurre innovazioni utili per rivitalizzare il proprio business.

Coerentemente con le caratteristiche del nostro sistema economico, sarebbe inoltre opportuno puntare su misure di micro-credito (15-20 mila euro) a tasso agevolato da destinare ai

giovani che intendono avviare piccole imprese nel campo dell’artigianato, dell’agricoltura e dei servizi alla persona, secondo il modello del prestito d’onore, che ha prodotto buoni risultati nel nostro paese. Nelle Marche questa forma di micro-credito ha permesso la creazione di 1.335 nuove imprese tra il 2006 e il 2015.

La diffusione della cultura imprenditoriale tra i giovani riceverebbe certamente grande impulso dalla realizzazione di tirocini in azienda. Durante lo stage, infatti, i giovani possono dimostrare agli imprenditori di meritare l’assunzione e possono anche “sentire” il desiderio di avviare una propria azienda.

La Calabria deve sfruttare la propria vocazione produttiva e la propria posizione geografica per diventare la piattaforma (hub) per l’esposizione di prodotti agroalimentari dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. In particolare, la città di Reggio Calabria dovrebbe ospitare una Expo agroalimentare permanente del Mediterraneo.

Anche per questo intervento non sono necessarie ingenti risorse finanziarie. È possibile infatti chiedere agli imprenditori di effettuare gli investimenti necessari per realizzare le infrastrutture necessarie per attrezzare l’area espositiva, affidando loro come contropartita la gestione degli spazi espositivi per il tempo necessario per recuperare l’investimento. Per questa via, la città di Reggio Calabria diventerebbe un crocevia degli scambi nel Mediterraneo e anche rilancio dello scalo aeroportuale troverebbe una giustificazione economica.

La Calabria deve creare valore anche sfruttando il mare: offrono interessanti opportunità la pesca e l’industria di trasformazione del pescato, nonché le attività sportive legate al mare (vela, windsurf, kitesurf, ecc.).

Interessanti prospettive offrono anche:

- i servizi di assistenza e di intrattenimento ai disabili ed agli anziani;

- gli interventi di riduzione del rischio idro-geologico e sismico;

- la manutenzione del verde pubblico e delle strade.

Se, da un lato, è necessario incentivare la nascita di imprese innovative, dall’altro, è importante anche preservare il patrimonio di piccole imprese familiari che rischiano di estinguersi a causa delle criticità del ricambio generazionale del vertice imprenditoriale. Più di 1/3 delle imprese non sopravvive al loro fondatore. La costituzione di una rete di mentorispecializzati nella gestione delle piccole imprese familiari svolgerebbe un ruolo fondamentale nel mitigare la vulnerabilità di queste imprese. Anche questa misura non pone particolari problemi di copertura finanziaria per le stesse ragioni esposte al precedente punto 3.

Le città devono giocare un ruolo attivo nel processo di sviluppo economico: la competizione oggi si gioca tra città e tra territori, non soltanto tra imprese. Due imprese simili, infatti, producono risultati molto diversi, se operano in un luogo che ne favorisce ovvero che ne ostacola l’attività. Le città, si legge nella letteratura scientifica, devono diventare smart city per essere in grado di trattenere e, ove possibile, attrarre i talenti e gli imprenditori da altri territori. Se le migliori intelligenze continueranno ad abbandonare la Calabria, difficilmente sarà possibile realizzare un percorso di crescita sostenibile nel lungo periodo. La generalizzata mancanza di risorse finanziarie non consente agli enti locali di investire risorse nello sviluppo. Detti enti, tuttavia, potrebbero attrarre talenti anche da altre nazioni, oltre a trattenere i nostri giovani più qualificati, mettendo loro a disposizione beni immobili confiscati alle mafie e beni pubblici inutilizzati o scarsamente utilizzati per realizzare servizi pubblici o di interesse pubblico mediante la creazione di imprese no profit.

 

PUNTI PROGRAMMATICI

Il presente manifesto-programma non si limita a presentare la cultura politica che abbraccio ed alla quale ho sempre informato la mia azione politica ma traduce in pratica questa cultura individuando quattro progetti la cui realizzazione può concretizzarsi rapidamente. Questi non esauriscono certamente gli ambiti di azione ma ne sono, e vogliono essere, rappresentativi.

I quattro progetti che scelgo e propongo alla discussione pubblica appartengono a quattro aree tematiche nelle quali il territorio attende miglioramento e sviluppo:

1) Imprenditoria e sviluppo

2) Sanità

3) Terzo settore

4) Giovani e futuro

 

1) Imprenditoria e sviluppo sono due lati di una unica tematica.

Intendo promuovere la nascita di imprese innovative soprattutto, ma non soltanto, nei settori nei quali la Calabria presenta una vocazione: l’agroalimentare di elevata qualità e il turismo. Bisogna adottare un modello di sviluppo che può essere nominato “mediterraneo” perché coerente con le caratteristiche delle imprese della nostra area geografica. Detto modello è assai diverso da quello “anglosassone”, sottostante alle politiche europee che non sono riuscite negli ultimi venti anni a promuovere lo sviluppo delle aree depresse. Bisogna puntare a far nascere molte piccole imprese innovative ponendo in relazione sistematicamente, in tavoli tecnici permanenti, gli imprenditori affermati ed i giovani che intendono avviare un’impresa sfruttando un’innovazione tecnica o commerciale.

Detto modello prevede anche la promozione della nascita di consorzi composti da manager di elevato livello professionale che possano contribuire a colmare i limiti finanziari e manageriali che impediscono alle nostre piccole imprese familiari di intraprendere processi di sviluppo internazionale. Coerentemente con le caratteristiche del nostro tessuto produttivo è necessario, inoltre, promuovere la reintroduzione nella programmazione regionale di forme di micro-credito simili al prestito d’onore.

 

2) La sanità costituisce un serissimo problema del mezzogiorno che non incide solo dal punto di vista economico sul territorio ma anche e in modo ancora più dirompente ha effetti negativi sulla popolazione che non può godere di servizi sufficienti e in molti casi è costretta a rivolgersi a strutture di regioni diverse con quanto questo può comportare tanto per i malati quanto per i familiari.

In particolare mi appare urgente, necessario e imprescindibile l’apertura di un reparto di ematologia pediatrica e un pronto soccorso pediatrico che costituiscano due presidi di eccellenza capaci di evitare ai bambini e alle loro famiglie viaggi della speranza in strutture fuori territorio e garantiscano l’intervento tempestivo e immediato nonché la possibilità di seguire le cure con meno disagio possibile consentendo ai bambini di non subire lo shock del viaggio e del contesto curativo diverso dal proprio abituale ambiente e alle famiglie che sono costrette a sopportare problemi rilevanti di carattere logistico e non secondariamente economico. Esigenze, queste ultime, che finiscono per discriminare nell’accesso alla sanità tra famiglie più ricche che possono rivolgersi a strutture fuori territorio e famiglie più povere che non possono usufruirne.

In prospettiva, del resto, si deve puntare alla costituzione di un Ospedale pediatrico capace di raccogliere in un’unica struttura le varie specializzazioni e i vari settori della medicina mettendoli così al servizio dei giovani pazienti e dei loro familiari.

 

3) Una ricchezza indiscussa e indiscutibile della società attuale, anche e soprattutto nel nostro territorio, è il mondo associazionistico che spesso sostituisce l’impegno pubblico nell’erogazione di servizi importanti. A questa realtà non si può accordare semplicemente il senso di riconoscenza per l’azione che viene svolta ma intendo indirizzare un’azione di sostegno mirata, attraverso l’istituzione di un tavolo di coordinamento delle azioni e di assegnazione di risorse e beni. Un tavolo che consenta di coordinare le esigenze delle singole associazioni e di renderle sinergiche lì dove possibile favorendo anche la collaborazione inter-associativa.

 

4) I giovani e le famiglie costituiscono un unico fronte da supportare.

Politiche per la famiglia sono certamente quelle sul fronte fiscale ma anche quelle che rendono disponibili servizi e strutture che agevolino la maternità e la paternità, che impediscano in ambito lavorativo e sociale la discriminazione. Un impegno specifico del settore pubblico deve essere rivolto ad asili, scuole e servizi collegati. Particolare attenzione deve essere rivolta al finanziamento dell’assistenza per portatori di handicap e affinché, mediante la predisposizione di servizi ad hoc, non siano lasciate sole le famiglie e scaricate unicamente sui familiari spese e responsabilità di assistenza. Il portato e il sostegno all’associazionismo di settore, anche in questo caso specifico, ha degli effetti evidenti sulla popolazione.

Sostenere la famiglia significa anche combattere lo spopolamento del territorio e costituire una rete di ausilio affinché i giovani rimangano nella loro città, crescano e facciano crescere la loro terra. Questo significa costruire gli strumenti che servono: lavorativi, con l’incremento di possibilità imprenditoriali, ma anche di studio con una Università che sempre più attragga e trattenga le migliori intelligenze fornendo strumenti per l’inserimento rapido nel mondo del lavoro.

Un’azione mirata al recupero dei ragazzi delle periferie attraverso lo sport è ulteriore strumento dal forte valore sociale, capace di intervenire lì dove spesso la criminalità trova un bacino di utenza da piegare al proprio servizio. Gli ideali dello sport in questo senso possono fare presa e raggiungere l’obiettivo di aiutare i giovani e giovanissimi a trovare una dimensione positiva e luoghi di crescita stimolanti.

 

NOTE

[i] H. Arendt, The Human condition, Chicago, 1958.

[ii] L. Pareyson, Verità e interpretazione, Torino, 1971, p. 48.

[iii] Paolo, Seconda lettera ai Corinzi, VIII, 14

[iv] P. Ricoeur, Soi même comme un autre, Paris, 1990.

[v] R. De Stefano, Per un’etica sociale della cultura, vol. II, Milano, 1963, p. 408.

[vi] Costituzione italiana, art. 29.

[vii] A. Manzoni, I promessi sposi, Cap. XXII.

[viii] L. Einaudi, Lezioni di politica sociale, Torino, 1949, p. 51.

[ix] S. Cotta, Cattolicesimo liberale e dottrina sociale della Chiesa. Perché un cristiano non può non dirsi liberale, in Cattolicesimo e liberalismo, a cura di A. Cardini, F. Pulitini, Soveria Mannelli, 2000, p. 71 ss.

[x] P. Grossi, L’Europa del diritto, Roma-Bari, 2007.

[xi] C. Beccaria, Dei delitti e delle pene, Milano, 1964.

[xii] A. de Tocqueville, Democracy in America, New York, 1835-1840.

[xiii] H.G. Gadamer, Hermeneutik im Rückblick, Tübingen 1995.

[xiv] G. Vassalli, Scritti giuridici, Milano, 1997.

[xv] G. Capograssi, Su alcuni bisogni dell’individuo contemporaneo, ora in Opere, V, Milano, 1959, p. 485 ss.

[xvi] F. Vassalli, “Arte e vita nel diritto”, in Studi giuridici, vol. II, Milano 1960, p. 398 ss.