Nico D'ascola | Programma - Per una Nuova Calabria
Il programma politico di Alternativa Popolare si inserisce nel solco della tradizione dei grandi partiti popolari europei. È un modello sperimentale che prevede l’alleanza tra Ncd e Udc e guarda alla possibilità di tenere uniti i moderati. I punti programmatici di Nico D’Ascola sono chiari e lineari, prevedono una copertura di spesa e guardano a grandi temi: 1. Famiglia, salute e lavoro; 2. Sviluppo e territorio; Riorganizzazione del personale.
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Programma

Il programma politico di Area Popolare si inserisce nel solco della tradizione dei grandi partiti popolari europei. E’ un modello sperimentale che  guarda alla possibilità di tenere uniti i moderati.
Nico D’Ascola rappresenta l’esempio classico di come la cultura e la preparazione dei calabresi siano un patrimonio di conoscenza e di progresso per tutto il Paese: moltissimi nostri corregionali che sono emigrati nel resto dell’Italia hanno conquistato successi e traguardi prestigiosi grazie al loro ingegno e alla loro perseveranza.
La Calabria si presenta con una serie di contraddizioni e di stereotipi che non riescono ad esprimere la sua storia e i suoi problemi. Ultima regione d’Italia per Pil, prima regione d’Europa per inutilizzo di fondi comunitari con un territorio di giacimenti naturali e culturali mai adeguatamente valorizzati.
Area Popolare non appartiene a quella diffusa categoria politica del piagnisteo che perde tempo in analisi antropologiche ma è incapace di trovare soluzioni concrete.

I punti programmatici di Nico D’Ascola sono chiari e lineari e guardano a tre grandi temi:

1.  Famiglia, Salute e Lavoro;
2.  Sviluppo territorio;
3.  Riorganizzazione del personale;

1) Con D’Ascola  una svolta fiscale per una rivoluzione liberale.
Per la famiglia, per i lavoratori, per tutti i calabresi è fondamentale raggiungere l’obiettivo virtuoso di una diminuzione delle tasse locali.
E’ un impegno primario eliminare gli sprechi della Regione, tagliare costi da svariati milioni di euro, per ridurre il deficit, dal taglio dei dirigenti esterni della regione alle dismissioni delle società partecipate non strategiche, e, a saldi invariati, rimettere i soldi nelle tasche dei contribuenti calabresi.
Si propone, con i risparmi sulla spesa del debito, la riduzione dell’addizionale regionale IRPEF e, anche attraverso la previsione di aliquote diverse per fasce di reddito diverse, diminuire il carico fiscale soprattutto sulle classi di reddito meno elevate.
Migliaia di famiglie calabresi potranno così disporre di una maggiore capacità di spesa, ad iniziare dai lavoratori, pensionati, piccoli imprenditori.

Per i nuclei che vivono in condizioni a rischio di povertà si utilizzerà il Fondo sociale Europeo con un sostegno indiretto di alcune centinaia di euro mensili per l’abbattimento dei costi di fornitura energetica e per le spese primarie.

Il piano per la salute consentirà di stabilizzare tutto il personale precario, sia quello medico che quello del comparto, attraverso l’applicazione delle leggi 296/06 e 244/07.

2) La Calabria è l’unica regione italiana a cui è stata incredibilmente negata l’applicazione delle norme sul precariato volute dal Governo Prodi.
E’ un vulnus da riparare immediatamente.

Con un impegno di circa 1 miliardo di euro proveniente dalle risorse dei fondi strutturali si potranno costruire i nuovi policlinici di Cosenza e Reggio Calabria, ristrutturando il Pugliese Ciaccio di Catanzaro e dotando i tre nosocomi delle più moderne tecnologie informatiche.
Sul lavoro è indispensabile un aiuto da parte del Governo nazionale per affrontare le questioni del precariato storico e concentrare le misure d’intervento sulla defiscalizzazione delle aree dismesse e sul ruolo baricentrico del porto di Gioia Tauro.
Avviare azioni a sostegno dei settori di mercato che risultino coerenti con la reale vocazione territoriale e con le esperienze e le realtà attive sul territori. Il settore dell’economia sociale o solidale esprime molte potenzialità in termini di creazione di lavoro e di sostegno al welfare attualmente inesplorate, che portano alla creazione di nuovi posti di lavoro di qualità.
Area popolare ha contribuito a realizzare il job act ed è possibile pensare che la Calabria debba usufruire di ulteriori facilitazioni sulla detassazione della manodopera e sulla produttività delle risorse indirizzate alla crescita.
I Fondi comunitari devono essere il volano per uno sviluppo organico della Calabria e per la loro utilizzazione è necessario una cabina di regia agile e efficiente. Bisogna fare in modo che imprenditori, giovani, gruppi di interesse possano avere facile accesso ai bandi e che l’iter normativo sia trasparente e semplice. E’ inevitabile che una crescita armoniosa dipenda dalla tutela del territorio e dalla salvaguardia di un patrimonio messo a rischio dall’erosione geologica e dall’incuria. Un’intera legislatura regionale è sufficiente per aprire una fase di investimenti strutturali che preservino bellezze e comuni calabresi e che indirettamente dia slancio ad un’economia asfittica e statica.